Alleati molto segreti

Israele e l’Arabia Saudita non si fidano del sostegno di Obama contro l’Iran, e ora si organizzano: tra i rappresentanti di Gerusalemme e Riad ci sono stati già cinque incontri dal 2014, uno in Italia

6 Giugno 2015 alle 06:18

Alleati molto segreti

La stretta di mano tra il prossimo direttore del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, e il generale saudita Anwar Majed Eshki

Milano. Israele e l’Arabia Saudita non hanno relazioni diplomatiche. Non ci sono voli diretti da Riad a Tel Aviv, un visto israeliano sul passaporto impedisce al turista l’entrata nel regno dei Saud, che non riconosce l’esistenza d’Israele. I due paesi non sembrano avere nulla in comune, se non fosse che condividono il loro più robusto alleato, gli Stati Uniti, e anche il più grande nemico, l’Iran. E negli ultimi mesi, anche una relazione sempre più accidentata con l’amico americano, impegnato a costruire un controverso accordo con Teheran per arginare il suo programma nucleare. Così la stretta di mano giovedì a Washington durante un dibattito sulla minaccia atomica iraniana tra il prossimo direttore del ministero degli Esteri israeliano, Dore Gold, e il generale in pensione ed ex consigliere del potente principe saudita Bandar bin Sultan, Anwar Majed Eshki, è affare inedito, soprattutto perché intenzionalmente votato alle telecamere, apparentemente intenzionato a inviare un messaggio.

 

I due hanno condiviso un palco del think tank Council on Foreign Relations e si sono trovati d’accordo su tutta la linea in materia di Iran, considerato il principale nemico da controbilanciare. I lunghi mesi di sforzi dell’Amministrazione Obama per  ratificare a fine mese un’intesa con Teheran sul nucleare non soltanto non convincono sauditi e israeliani, ma hanno fatto perdere fiducia ai due maggiori alleati mediorientali di Washington nel sostegno americano, come ha provato poche settimane fa l’indifferenza di Riad e dei paesi del Golfo davanti all’invito del presidente Barack Obama per partecipare a un summit sulla questione iraniana a Camp David, che il sovrano saudita Salman ha platealmente disertato.

 

[**Video_box_2**]Dagli anni 90, ormai, non è più un segreto che sotto la superficie esistano interazioni di diverso grado tra Israele e i potentati del Golfo. Israele ha aperto una missione commerciale in Qatar, avviato scambi di intelligence con gli Emirati, il regno saudita ha lavorato a un’iniziativa di pace che aveva avvicinato i vertici dei due paesi e di cui ancora oggi si discute (ne ha parlato a Washington lo stesso Eshki). Oggi, le condivise rimostranze sugli obiettivi americani in Iran hanno avvicinato di più i due paesi tanto da arrivare all’incontro di giovedì – privo di valore diplomatico ufficiale ma tuttavia significativo. Scrive Eli Lake di Bloomberg che funzionari sauditi e israeliani si sarebbero incontrati cinque volte dall’inizio del 2014, una volta anche in Italia, proprio per parlare di quella che i due governi considerano la peggiore minaccia: Teheran.  Per i cittadini sauditi sarebbe l’Iran (54 per cento) e non Israele (18 per cento) il nemico da cui guardarsi, dice una ricerca condotta telefonicamente tra i cittadini sauditi. Per la maggior parte di questi, inoltre, per contrastare l’espansionismo nucleare di Teheran Riad dovrebbe munirsi di un ordigno atomico, e già il regno minaccia da anni di voler costruire un programma nucleare militare. Su un fronte, benché indiretto, l’Arabia Saudita è già in guerra vera con l’Iran: i suoi aerei bombardano da mesi le postazioni dei ribelli sciiti Houthi – sostenuti da Teheran – nel conflitto in Yemen. Proprio ieri il sito arabo Rai al Youm ha rivelato che Israele avrebbe offerto a Riad il suo scudo anti missilistico Iron Dome per dispiegarlo lungo il confine con lo Yemen.

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