La passeggiata di Montebourg

L’ex ministro francese tassa-e-spendi organizza i frondisti contro Valls

26 Maggio 2015 alle 06:11

La passeggiata di Montebourg

Arnaud Montebourg (foto LaPresse)

E’ arrivato attrezzato per una passeggiata, Arnaud Montebourg, la giacca con il cappuccio e lo zainetto, la sorpresa finta davanti ai giornalisti, oh ci siete anche voi (c’era stato un appello ai media a partecipare) e il fiato per salire sul monte Beuvray, si parte dal museo archeologico e si sale sulla terrazza, da cui si rimira “la plaine bourguignonne”. Per certi eventi ci vogliono dei simboli, scrive il Monde, e l’ex ministro dell’Economia francese, fuoriuscito con l’arrivo del superliberale Emmanuel Macron, ha scelto una passeggiata verso l’alto per dare una scenografia alla sua lotta e a quella dei frondisti, quei socialisti che ancora sognano di poter vedere al suo posto il ministro nazionalista e nazionalizzatore. Rivincita? Ritorno? Chissà, Montebourg non parla, neanche una parola alla propria festa, roba da grandi tattici, lascia la scena agli altri, che massaggiano il suo ego con parole calde di incoraggiamento e con tanto rimpianto. Rifaremo la sinistra, perché la sinistra non muore mai, dicono i frondisti, rispondendo al premier Manuel Valls che in passato aveva detto che la sinistra rischia invece di scomparire, soprattutto se continua a litigare con se stessa. Ma ormai la frattura, in Francia come in altri paesi europei, c’è, e diventa più profonda ogni volta che il governo si muove lungo le sue nuove direttive, che vanno verso le liberalizzazioni e le politiche pro business: resta da vedere se la svolta, che continua a essere nelle intenzioni, un po’ nella pratica ma ancora ben lontana da poter essere definita permanente, porterà i socialisti francesi a una nuova definizione identitaria – come vorrebbe Valls, al quale pesa anche la parola “socialista” – o se finirà in una guerra civile.

 

Montebourg spinge per la seconda ipotesi, si fa forte dei movimenti anti austerità che percorrono l’Europa, guarda ammirato a quel che accade anche negli Stati Uniti, con l’offensiva sindacalista che ha trovato dei nuovi testimonial popolari all’interno del Partito democratico, come il sindaco di New York De Blasio, e spera di poter imporre, con zaino e frondisti, questa visione anche in Francia al Congresso a Poitiers del 5-7 giugno, quello che Valls sogna come il momento del “rassemblement”.

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