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La Manif pour tous si fa partito in Francia. Tutti i fallimenti della legge sui matrimoni gay

Il movimento nato nel 2013 in opposizione alla legge Taubira si trasforma in un partito per veder riconosciuto il suo ruolo politico. I sussulti dentro l'Ump e i "divorces pour tous" per gli omosessuali

27 Aprile 2015 alle 14:21

La Manif pour tous si fa partito in Francia. Tutti i fallimenti della legge sui matrimoni gay

La ministra francese della Giustizia Christiane Taubira, a sinistra, in Parlamento il giorno dell'approvazione della legge sui matrimoni omosessuali, nell'aprile del 2013

Parigi. La Manif pour tous è un partito politico, è ufficiale da venerdì. Il movimento spontaneo, eterogeneo e aconfessionale nato nel 2013 in opposizione alla legge Taubira sui matrimoni e le adozioni per coppie omosessuali, ha aggiornato il suo status giuridico in relazione alla propria attività di militanza, come indicato dalla Gazzetta Ufficiale dello scorso 24 aprile. “Avremmo dovuto farlo da molto tempo”, ha detto la presidente della Manif pour tous, Ludovine de la Rochère: “La Manif pour tous è ora riconosciuta per il suo ruolo politico”.

 

L’obiettivo di lungo termine è di concretizzare il sussulto di quei milioni di francesi che si sono riversati nei boulevard di Parigi per protestare contro la rivoluzione arcobaleno imposta dal governo socialista, anche se per il momento, assicurano dai piani alti, si tratta puramente di una “decisione tecnica”. “Rimaniamo un’associazione legge 1901 (un’associazione senza scopo di lucro, ndr), ma con la qualità di un partito politico”, ha spiegato Albéric Dumont, vicepresidente della Mpt. “Siamo sempre più presenti sul terreno politico e dunque facciamo evolvere il nostro status, per essere trasparenti al cospetto dei nostri aderenti e dell’amministrazione”, ha aggiunto Dumont.

 

Dalle strade della capitale ai banchi dell’Assemblea nazionale? “Non lo facciamo per presentare dei candidati”, ha detto il vicepresidente, ma è chiaro che l’ambizione è quella di portare le idee della Mpt il più in alto possibile. A livello locale, con le municipali del 2014 e le recenti elezioni dipartimentali, il collettivo è già riuscito a far pesare le sue idee, facendo eleggere molti dei candidati “Lmpt-compatibili”, cioé coloro che avevano firmato la “carta dei valori” della Manif pour tous, incentrata sulle battaglie che negli ultimi tre anni hanno portato in piazza quella Francia d’en bas, profonda, tradizionalista, che è ostile alle politiche zapateriste di Hollande: l’opposizione al matrimonio gay e alla legge Taubira che lo ha consentito; la lotta contro l’indottrinamento al gender nelle scuole somministrato con la nuova riforma scolastica; l’avversione a qualsiasi progetto legislativo che miri a introdurre la Pma (Procreazione medicalmente assistita) e la Gpa (Utero in affitto) per le coppie omosessuali.

 

[**Video_box_2**]A questi punti si rifà anche Sens Commun, micropartito fondato da ex militanti della Manif pour tous, presieduto dalla giovane Madeleine Bazin de Jessey ed entrato da poco nell’orbita dell’Ump. Del partito di Sarkozy, Sens Commun rappresenta appunto quell’area che milita per l’abrogazione della legge Taubira: “La nostra azione è complementare a quella dell’Ump”, ha riferito al Figaro un membro della direzione. Un ruolo, quello di associati che per ora la Manif pour tous non vuole assumere: “Non ci consideriamo affiliati a nessun partito, vogliamo rappresentare le nostre idee in senso ampio, al di là dei partiti politici”, ha detto il vicepresidente. Proprio per questo, hanno deciso loro stessi di farsi partito. Il cambio di status giuridico ha imposto la creazione di un’associazione di finanziamento. Un aggiornamento che permetterà d’ora in avanti ai donatori della Manif pour tous (i quali nel 2013 hanno contribuito per un totale di 4,5 milioni di euro, secondo il resoconto pubblicato lo scorso giugno) di avvalersi della deduzione fiscale.

 

L’ufficialità della trasformazione in partito politico giunge a due anni dall’approvazione della legge sul mariage pour tous all’Assemblea nazionale. Una legge spacciata all’epoca come indispensabile dalla gauche, “una riforma di civiltà”, secondo le parole della sua promotrice, la ministra della Giustizia Christiane Taubira. Peccato che a distanza di soli due anni, il numero dei matrimoni omosessuali celebrati rappresenti solo il 4 per cento dell’insieme dei matrimoni civili, e anzi, come riporta il Figaro, pullulano già i “divorces pour tous”, i divorzi per tutti, così come gli studi legali gay-friendly specializzati nella questione come www.divorce-gay.fr.

 

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