Editoriali
L'impunità del 6 gennaio
Cinque anni dopo, Donald Trump ha riscritto la storia dell’assalto al Campidoglio
Cinque anni dopo l’attacco al Campidoglio, Donald Trump è riuscito a riscrivere la storia del 6 gennaio 2021. I sostenitori che hanno ferito oltre 150 agenti in uno dei giorni più violenti per le forze dell’ordine nella storia moderna degli Stati Uniti sono diventati “patrioti”, il loro assalto con armi, scudi e sostanze chimiche irritanti che ha bloccato la democrazia americana per quasi cinque ore è diventato “pacifico”. Appena si è insediato per la seconda volta, il 20 gennaio 2025, ha graziato o commutato le pene detentive di ognuno dei quasi 1.600 rivoltosi, ponendo fine a “una grave ingiustizia nazionale perpetrata ai danni del popolo americano negli ultimi quattro anni”, definendoli vittime “innocenti”, “ostaggi” ingiustamente imprigionati. Le accuse come la pianificazione dell’omicidio di agenti dell’Fbi, stalking, aggressione, resistenza all’arresto, stupro e accoltellamento sono diventate “una grave ingiustizia nazionale” e il tentativo di suprematisti bianchi di interrompere con la violenza lo spoglio dei voti che confermavano la vittoria di Joe Biden è stata definita “una giornata di amore”.
“Il presidente Trump sarà in carica tra sei mesi, quindi non mi preoccupo”, aveva detto John Banuelos, uno dei rivoltosi del 6 gennaio graziato da Trump. Il presidente americano non solo ha graziato i colpevoli, ma ha anche punito in massa tutti i funzionari delle forze dell’ordine per aver svolto il loro lavoro, cioè quello di indagare e perseguire i ribelli. Il presidente ha premiato i fiancheggiatori assegnandogli posti di prestigio come il dipartimento di Giustizia, come Ed Martin, un avvocato che ha rappresentato gli imputati del 6 gennaio, e Jared Wise, che quel giorno si riferì agli agenti di polizia chiamandoli “Gestapo” e “nazisti” urlando “uccideteli”. Ieri non si è tenuta nessuna commemorazione, e la targa al Campidoglio in onore degli agenti che hanno difeso i membri del Congresso e il vicepresidente assediato, che è stata approvata e decisa a marzo 2022, non è ancora stata esposta.