Foto Unsplash

Editoriali

La manifattura che rallenta mostra cosa ci aspetta dopo la buona sorpresa del pil

Redazione

Il peggioramento delle condizioni del settore a ottobre sembra confermare una previsione: l’Italia sta per entrare in una fase di rallentamento economico che potrebbe preludere a una recessione "soft", pronta a manifestarsi già nella prima parte del 2023

Il concetto è stato sintetizzato così dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi: non so se sarà recessione o meno, ma tutti dicono che l’economia rallenterà, perciò non crogioliamoci sul dato del terzo trimestre. E in effetti, il peggioramento delle condizioni del settore manifatturiero a ottobre – l’indice pmi è sceso a 46,5 punti (sotto le attese del consenso a 47 punti) – sembra confermare la previsione che l’Italia sta per entrare in una fase di rallentamento economico che potrebbe preludere alla recessione pronta a manifestarsi già nella prima parte del 2023. Dunque, la sorpresa positiva della crescita del pil nel periodo luglio-settembre (più 0,5 per cento quando le stime erano di -0,2 per cento), che tanto entusiasmo ha suscitato non esclude la possibilità di un peggioramento del quadro economico che si manifesterà in tutta Europa tra l’impennata dei prezzi dell’energia, l’aumento dei tassi d’interesse e il rallentamento globale. Il deterioramento della manifattura è un segnale chiaro che si va in questa direzione.

Nella manifattura, l’Italia fa meglio di Germania e la Spagna i cui indici pmi di ottobre sono, rispettivamente, a 45,1 e 44,7 punti. Ma la debolezza della domanda, che ha costretto le aziende a cancellare o rinviare gli acquisti, si sta manifestando anche qui. Il tema, dunque, non è se ci sarà recessione o meno, ma che recessione sarà. Negli ultimi tempi tra gli osservatori economici si sta consolidando l’idea che si tratterà di una recessione soft, che porterà il segno meno al pil italiano nel primo semestre 2023 ma su base annua non sarà così dura perché complessivamente ci sarà una crescita vicina allo zero ma pur sempre una crescita. Magra consolazione se si considera che quest’anno è previsto che il pil dell’Italia aumenti del 3,7-3,8 per cento, ma tanto sarà anche per effetto della politica monetaria restrittiva messa in atto dalla Bce per combattere l’inflazione. E dopo la Fed aggressiva di ieri – con i tassi che saranno portati a un livello più alto del previsto – c’è poco da sperare che la Banca centrale europea ammorbidisca il suo approccio.

Di più su questi argomenti: