Editoriali

Cento giorni di guerra. Come si è comportata l'Italia

Redazione

Linea solida, maggioranza larga, opposizione responsabile. Finora il nostro paese ha esercitato con lealtà e determinazione il ruolo di una media potenza che nella partecipazione ai consessi delle alleanze sa farsi rispettare senza esibizionismi che sarebbero ridicoli

Dopo cento giorni di guerra si può esprimere una valutazione del comportamento dell’Italia, ed è un giudizio nel complesso positivo, soprattutto se si guarda ai fatti. Il Parlamento ha approvato tutte le decisioni proposte dal governo nell’ambito della concertazione all’interno della Nato e dell’Unione europea. Queste decisioni sono state spesso accompagnate da vociferazioni, dichiarazioni, esibizioni di dissidenza che però non si sono mai trasformate in atti reali. Questo è avvenuto anche perché all’interno degli stessi partiti i cui leader si erano lasciati andare a dichiarazioni avventurose si è fatta sentire una forte opposizione: Luigi Di Maio ha tirato dritto nonostante le provocazioni di Giuseppe Conte, nella Lega le velleitarie ambizioni da mediatore universale di Salvini sono state isolate, persino la nostalgia, comprensibile ma assolutamente intempestiva, di Silvio Berlusconi per lo spirito di Pratica di Mare si è trovata di fronte il muro di gomma dei ministri azzurri.
 

La compattezza tra i ministri alla fine ha imposto la compattezza della maggioranza. Di una maggioranza, va ricordato, che non è nata da una coalizione o da una convergenza, ma dall’accettazione di un’indicazione di Sergio Mattarella. Da ultimo, ma certo non per ultimo, va sottolineato il ruolo giocato da Mario Draghi, oltre a quello del capo dello stato, che ha tenuto fermo il timone confermando la corresponsabilità occidentale ed europea. Questa non è semplicemente una conferma della collocazione storica dell’Italia. Nella storia della Repubblica non sono mancati, pur nel rispetto formale delle alleanze atteggiamenti dissonanti e incomprensioni, da Giovanni Gronchi fino ad Aldo Moro. In questa difficile circostanza l’Italia, finora, è stata al suo posto senza rinunciare a proporre strade originali, insomma ha esercitato con lealtà e determinazione il ruolo di una media potenza che nella partecipazione ai consessi delle alleanze sa farsi rispettare senza esibizionismi che sarebbero ridicoli. Con questa Italia dovranno fare i conti anche i contendenti che puntano, legittimamente, a competere per il governo nella prossima legislatura, perché ancora una volta i fatti hanno la testa dura.

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