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editoriali
La crepa nel Corno d'Africa: la Cina vuole fermare le aperture al Somaliland, ma con molti rischi
Anche se Israele, primo paese al mondo a riconoscere l'indipendenza del Somaliland, gode di ottimi rapporti con Pechino, la sua presenza nella regione africana frammenta l'influenza cinese, che ora manda il ministro degli Esteri Wang Yi a rinforzare investimenti e peso diplomatico nel continente
Il ministro degli Esteri della Repubblica popolare cinese, Wang Yi, ha appena cominciato il suo tradizionale tour di inizio anno in Africa, quello che serve soprattutto a irrobustire investimenti e promesse d’influenza diplomatica nel continente. Wang andrà in Etiopia, in Somalia, in Tanzania e in Lesotho, ma è soprattutto la sua visita a Mogadiscio a essere piena di significati strategici per Pechino. Anzitutto perché è la prima volta dagli anni Ottanta che un ministro cinese non vola nella capitale somala, ma l’arrivo di Wang coincide anche con il sorprendente riconoscimento formale di Israele della Repubblica del Somaliland, che la Somalia rivendica come proprio territorio sin dalla dichiarazione d’indipendenza del 1991. L’altro ieri il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar è atterrato invece nella capitale del Somaliland, Hargeisa, per la prima visita diplomatica di alto livello da quando lo Stato ebraico è diventato il primo paese al mondo a riconoscerne l’indipendenza: per la Cina si tratta di un dossier delicatissimo, che offre a Israele un alleato prezioso in una regione che si affaccia sul tormentato Golfo di Aden, ma a Pechino un competitor che frammenta la sua influenza nella regione del Corno d’Africa, e soprattutto una sfida diretta alla sua Via della Seta marittima. Inoltre, il riconoscimento israeliano è un pericoloso precedente anche per quanto riguarda Taiwan: Israele, pur godendo di ottimi rapporti con Pechino, cinque anni fa ha rafforzato le relazioni bilaterali con Taipei. E’ per questo che dieci giorni fa il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha condannato il riconoscimento del Somaliland, che rischia di portarsi dietro anche altri paesi – Trump al momento sembra disinteressato, ma Emirati ed Etiopia, che fanno affari col Somaliland, potrebbero pensarci – e ha esortato le autorità del Somaliland a “cessare le loro attività separatiste” e la loro “collusione con forze esterne che destabilizzano la regione”. Wang va in Somalia anche per offrire sostegno e cooperazione a Mogadiscio, non sappiamo fino a che livello.
l'accordo di libero scambio