l'attacco del ceo

Stellantis vs Meloni. Mirafiori e Pomigliano a rischio senza sussidi, dice Tavares

Stefano Cingolani

"Il governo non sostiene l’acquisto di auto elettriche" per ragioni ideologiche, accusa il manager portoghese. "Così mette a rischio gli impianti italiani". Ormai lo scontro è diventato politico non più solo industriale ed economico. Il ministro Urso: "Si può discutere di partecipazione statale". La sfida cinese

Durissimo con Giorgia Meloni, allarmato per la concorrenza tedesca, senza nessuna cortina diplomatica sulle prospettive dell’occupazione in Italia e nell’insieme del gruppo Stellantis. Carlos Tavares intervistato da Bloomberg ha dipinto un quadro se non fosco, certo allarmato e allarmante. Domanda: “Ci saranno tagli nei posti di lavoro?” Risposta: “Non escludo nulla pur di ridurre i costi”. Le auto cinesi costano meno del 40 per cento. Una percentuale da brivido, una percentuale per adesso incolmabile. In Italia sono a rischio soprattutto i dipendenti di Mirafiori dove si produce la 500 elettrica e alcuni modelli della Maserati, ma pure quelli di Pomigliano d’Arco che finora è andata meglio grazie alla Jeep. La colpa, per l’amministratore delegato di Stellantis, è del governo Meloni che nega gli incentivi all’auto elettrica per una ragione di fondo: perché è contraria, non la vuole e intende ostacolare la transizione. “Il mercato in Italia è molto, molto piccolo ed è la conseguenza diretta del fatto che il governo italiano non sostiene l’acquisto di vetture elettriche”. E ha insistito: “In questo modo mette a rischio gli impianti italiani”. Insomma, una impuntatura ideologica della quale fanno le spese i lavoratori.

   

Ormai lo scontro è diventato politico non più solo industriale ed economico. Giorgia Meloni ha fatto riferimento al “mandato” del governo Macron: proteggere i lavoratori francesi. “Stellantis non è nelle mani del governo francese. Stanno cercando di usare un capro espiatorio – ha detto – ignorano semplicemente che l’amministratore delegato è portoghese”. Tavares ha incrociato le armi anche con il ministro dell’economia Bruno Le Maire che lo vuole spingere a produrre più city car elettriche, indirizzando gli incentivi verso le piccole vetture. Secondo Adolfo Urso la differenza è che il governo francese è azionista e può influenzare così le scelte produttive. “Se vuole che entriamo anche noi nel capitale siamo pronti”, ha dichiarato il ministro italiano. Parigi è presente con una banca Bpifrance che fa capo direttamente al ministero delle finanze e possiede il 6,1 per cento delle azioni ed è presente in consiglio di amministrazione. L’azionista principale è Exor con il 14 per cento seguito dalla famiglia Peugeot.  
      

Tavares in tv non ha nascosto la sua irritazione: “Il fatto che noi ci basiamo su dati concreti viene spesso usato da gente che non vuole riconoscere il successo di Stellantis. Lo usano contro di noi dicendo che siamo guidati da interessi puramente finanziari, che siamo freddi, che siamo inumani”. Il manager è apparso insomma in difficoltà e non ha nascosto il suo allarme di fronte alla competizione dei cinesi che hanno ormai il primato delle auto elettriche, ciò ha ormai messo in discussione lo stesso piano che prevedeva una transizione meno drammatica. Senza dubbio l’Italia è nel mirino, sembra quasi che gli impianti della ex FiatChrysler rappresentino il ventre molle del gruppo in Europa. L’agenzia Bloomberg ricorda la visita di Tavares ad Atessa dove si producono da sempre i veicoli commerciali insieme alla Peugeot. Allora esaltò il fatto di essere riusciti a tagliare i costi del 30 per cento. “La qualità è aumentata di sette volte – ha aggiunto – È quasi eccezionale, vuol dire che i lavoratori di Atessa sono in controllo del loro destino”. Dunque questo è l’obiettivo da raggiungere più o meno in tutti gli stabilimenti italiani?.
     

L’uscita di Tavares può essere interpretata come un momento di verità: ha parlato chiaro in modo persino ruvido sia per quel che riguarda il suo rapporto con il governo Meloni sia per le prospettive stesse di Stellantis, a cominciare proprio dall’Italia. Ha confermato che intende rovesciare come un guanto la FiatChrysler lasciata da Sergio Marchionne e il riferimento a Pomigliano d’Arco è evidente perché è lo stabilimento che lo scorso anno ha prodotto di più, perché lì c’è la Jeep – maggior successo produttivo di Marchionne insieme alla 500 – e perché è arrivata al vertice una manager francese che ha rimesso in discussione l’organizzazione del lavoro introdotta da “Supersergio” e sulla quale si è scontrato con la Fiom guidata da Landini. Ma, al di là dello Stivale, il messaggio di Tavares è che Stellantis ha davanti a sé una sfida immane, ora che l’onda cinese sta per travolgere il mercato europeo.