Giuseppe Castagna, amministratore delegato Banco BPM, alla conferenza stampa di presentazione del Piano Strategico 2023-2026 (Ansa) 

editoriali

Il terzo polo non decolla neanche in banca

Perché le nozze d’oro tra Bpm e Mps sono possibili ma non probabili

Si tratta di stime ufficiose che circolano tra banche d’affari, ma da quello che emerge si capisce perché un’aggregazione tra Montepaschi, risanata e ormai alleggerita dal peso del contenzioso legale, e Banco Bpm, che ieri ha presentato il nuovo piano strategico con la promessa di 6 miliardi di utili nel triennio 2023-2026, sebbene auspicabile per dare a entrambe la prospettiva di un salto dimensionale, appare come un’ipotesi poco realistica alla luce dei costi che comporterebbe. Ebbene, dicono queste stime, che le nozze tra le due banche produrrebbero esuberi per 6 mila dipendenti (su una forza lavoro complessiva di circa 36 mila addetti) di cui 4000 a Milano. E gli oneri per la loro gestione ammonterebbero a circa 1,8 miliardi. Un prezzo forse troppo alto da pagare in termini sociali e anche da far digerire ai rispettivi soci ora che sia a Siena che a Milano le politiche di dividendo stanno diventando più generose grazie agli elevati profitti.

 

Contatti in corso, comunque, pare ce ne siano poiché il Mef non ha rinunciato all’idea di trovare un partner per il Monte in modo da completare il processo di privatizzazione. Ma i tentativi continuano a infrangersi contro il muro di scetticismo alzato da tempo dal ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna. “Ci piace la situazione stand alone”, ha ribadito ieri durante la presentazione dei risultati, aggiungendo che è meglio non farsi distrarre da altre operazioni quando si ha il vento in poppa come in questa fase. Come dargli torto, del resto. Anche se, per la banca milanese, quello della crescita dimensionale nel panorama nazionale resta un tema sul tappeto poiché è da verificare se il consolidamento nei settori dell’asset management e della banca assicurazione, rimarcato ieri, sarà un driver sufficiente.

  

Ad ogni modo, la posizione di Banco Bpm finisce indirettamente con il rafforzare l’idea che anche l’ad di Mps, Luigi Lovaglio, accarezza per il futuro di Mps: potrebbe stare in piedi da sola cavalcando, anche qui, l’onda di un periodo favorevole. Due banche “stand alone” per forza, Mef permettendo.

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