Christine Lagarde (LaPresse)

La stretta di Francoforte

Perché l'aumento dei tassi della Bce è la giusta cura contro l'inflazione

Guido Ascari e Riccardo Trezzi

Il rialzo annunciato da Lagarde per il mese di luglio non è non una “ricetta semplicistica” ma l’unica leva a disposizione di una banca centrale per garantire la stabilità dei prezzi. Così anche i salari reali potranno recuperare il terreno perduto

La presidente della Bce ha chiarito al forum di Sintra la motivazione del recente aumento dei tassi sostenendo che la dinamica dell’inflazione, soprattutto quella di fondo, non può lasciare spazio a un atteggiamento compiacente. Nel discorso di Christine Lagarde, in realtà, non vi è niente di nuovo rispetto a quanto spiegato recentemente e già scontato dai mercati. Sorprendono quindi le dichiarazioni del governo italiano che criticano aspramente la decisione della Bce nonostante concordino che l’inflazione sia dannosa e agisca come una tassa occulta e iniqua. L’aumento dei tassi è lo strumento della politica monetaria, non una “ricetta semplicistica”, ma l’unica leva a disposizione di una banca centrale a cui la politica ha dato un mandato ben preciso: la stabilità dei prezzi. La decisione di aumentare i tassi è dovuta a una diagnosi accurata in cui la persistenza dell’inflazione di fondo dimostra che la perdurante impennata inflazionistica è dovuta non solo a fattori di offerta (lo choc energetico) ma anche a quelli della domanda. Abbiamo già spiegato più volte su queste colonne che la narrativa secondo cui l’inflazione osservata è “solo dovuta all’aumento dei prezzi energetici” è semplicemente sbagliata. E lo ribadiamo in questa sede.

 

Un corso di base di economia insegna, infatti, che di fronte a choc d’offerta, l’inflazione aumenta e causa una recessione, a meno che non sia accompagnata da una domanda robusta. In questo caso l’attività economica non si contrae, l’inflazione accelera e diventa persistente. Le dinamiche dell’output e dei prezzi nell’Eurozona nell’ultimo anno non sono compatibili con uno choc solo dal lato dell’offerta: i livelli record di occupazione e le dinamiche del mercato del lavoro ne sono testimonianza evidente. A seguito dello choc energetico non abbiamo avuto una recessione, come si prospettava all’indomani dell’invasione dell’Ucraina, proprio perché abbiamo supportato la domanda aggregata. Come spiega Lagarde, l’aumento di domanda privata supportata dai risparmi forzati dal Covid, le politiche fiscali e monetarie espansive (oltre alle restrizioni dal lato dell’offerta) hanno consentito all’aumento iniziale dei prezzi energetici di diventare inflazione generalizzata e persistente. Non a caso, l’inflazione di fondo nell’Eurozona rimane ancora oggi attorno al 5,5 per cento, ben al di sopra del target della Bce.

 

Oltre alla riduzione dei prezzi energetici che è già avvenuta e non è nel controllo di una banca centrale, l’unica cura possibile è raffreddare la domanda per attaccare la persistenza dell’inflazione di fondo. Per farlo esistono due modi. Il primo è usare gli strumenti fiscali, il che avrebbe implicato nel caso italiano raggiungere il prima possibile un avanzo primario consistente (obiettivo che non sembra essere tra quelli del governo). Il secondo, per una data politica fiscale, è alzare i tassi d’interesse. Se la Bce non prendesse in considerazione il ruolo della domanda nell’inflazione di fondo rischieremmo di trovarci con un processo persistente per anni. Si noti che questa è anche la cura per quella che alcuni commentatori chiamano “greedinflation”, ovvero un aumento dei prezzi causato da un aumento di profitti da parte di imprese “avide”.

 

Questi commentatori, purtroppo, confondono una pura decomposizione contabile con un nesso causa-effetto, errore imperdonabile per un economista. Le imprese non sono avide di natura ma si comportano, come tutti, in modo ottimale: se la domanda lo consente, scaricano i costi a valle aumentando i prezzi. Se la domanda non lo consente invece saranno costrette a contenere i margini di profitto. Questo è l’obiettivo quindi: mettere in moto quel meccanismo di aggiustamento a un temporaneo choc ai prezzi energetici che porterà anche i salari reali a recuperare il terreno perduto.

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