Foto di Mauro Scrobogna, via LaPresse 

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I voti della Borsa alle nomine del governo Meloni

Mariarosaria Marchesano

Le scelte su Enel nel segno della discontinuità preoccupano il mercato. In calo anche Terna. Bene invece Eni e Leonardo

Sarà stato anche improntato a criteri di “competenza” e non di “appartenenza”, ma il metodo utilizzato dal governo Meloni per le nomine dei vertici delle partecipate pubbliche non è stato del tutto apprezzato dal mercato. Qualcosa dev’essere andato storto a giudicare dai capitomboli che hanno fatto in Borsa i titoli di Enel (-4 per cento) e Terna (-1,6 per cento) quando si è diffusa la notizia che alla guida di queste società sono stati indicati, rispettivamente, Flavio Cattaneo e Giuseppina Di Foggia.

Se la conferma di Claudio Descalzi per il quarto mandato all’Eni è stata considerata “in linea con le aspettative”, che nel gergo degli analisti vuol dire che è una cosa fatta bene, la proposta di sostituire Francesco Starace con Cattaneo, attuale vice presidente di Italo e in passato dirigente di alto livello di Telecom e Terna, ha fatto bruciare all’Enel circa un terzo dei guadagni che aveva accumulato a Piazza Affari da inizio anno. Più d’un analista si è detto sorpreso negativamente e la nota di Intesa Sanpaolo è esplicita: “Riteniamo che la nomina di Flavio Cattaneo sia la meno azzeccata tra i nomi che sono usciti sulla stampa nelle scorse settimane, soprattutto in termini di background di settore. Pertanto, alla notizia ci aspetteremmo un impatto negativo sul titolo”. E così è stato. Invece, su Descalzi ancora all’Eni (sarà affiancato dal comandante generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Zafarana, come presidente) sempre Intesa Sanpaolo commenta: “La notizia è positiva a nostro avviso, dato il track record di successo di Descalzi ed è importante per l’attuazione del piano 2023-26”. 

Il timore per Enel, a quanto si apprende, è che il tandem Flavio Cattaneo-Paolo Scaroni (quest’ultimo sarà il nuovo presidente) possa rallentare il percorso verso la riduzione delle emissioni su cui l’ex ad Starace stava molto spingendo suscitando l’apprezzamento degli investitori istituzionali. Equita, infatti, ha sottolineato che sarà importante verificare la strategia che Cattaneo adotterà sia sul fronte delle dismissioni (nel piano industriale sono previste cessioni per 23 miliardi complessivi) che “sugli investimenti per la transizione energetica in Italia e lo sviluppo dei mercati internazionali”. Si vedrà.

Intanto, un’altra sorpresa (relativa, però) è la proposta di nominare come ceo di Leonardo Roberto Cingolani, l’ex ministro della Transizione ecologica del governo Draghi rimasto come consigliere energetico dell’esecutivo Meloni. Cingolani ha lavorato in passato in Leonardo come Chief technology and innovation officer, e sebbene alcuni analisti ritengano che il mercato avrebbe preferito un manager con un background più forte nel settore delle difesa e dell’aerospazio, la scelta di Meloni – che prevede anche un presidente dalle grandi relazioni internazionali come l’ambasciatore Stefano Pontecorvo (e si vocifera di un ripescaggio di Lorenzo Mariani, in un primo momento dato come favorito, per le sue forti competenze commerciali) – ha fatto salire il titolo di oltre il 3 per cento.

Accolta positivamente la candidatura di Silvia Rovere, presidente di Assoimmobiliare, alla presidenza di Poste Italiane dove come amministratore delegato sarà confermato per la terza volta Matteo Del Fante. Sia Akros che Mediobanca sottolineano quanto Del Fante sia stato determinante nel ridisegnare il gruppo, esaltandone la posizione competitiva, i risultati e la sua politica dei dividendi. E dunque la sua conferma “è una notizia positiva per il titolo (+1 per cento, ndr), e dà maggiore visibilità agli obiettivi finanziari e alla strategia, che sarà probabilmente aggiornata entro la fine di quest’anno”.

Mentre sul ruolo che svolgerà Silvia Rovere, Intesa Sanpaolo osserva che considerata la sua forte competenza nel real estate (esperienza ventennale nel private equity e nella finanza immobiliare), si può ritenere che sotto la sua presidenza Poste possa accelerare la valorizzazione del patrimonio. Lo scetticismo sulla proposta di Giuseppina Di Foggia alla guida di Terna deve essere dispiaciuto a Meloni che a questa nomina (primo amministratore delegato donna di un grande gruppo pubblico italiano) ha voluto dare un valore simbolico. Di Foggia, ceo di Nokia Italia e con alle spalle una carriera nelle telecomunicazioni, sarà affiancata da Igor De Biasio (attualmente cda della Rai). “Riteniamo sarà importante valutare le capacità del nuovo ceo nel riuscire a mantenere i target di crescita del piano industriale 2022-25 e proseguire lo sviluppo della rete per accompagnare la transizione energetica”, commenta Equita.

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