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Editoriali

La transizione all'elettrico è anche una sfida sociale

Redazione

Per Carlos Tavares bisogna mettere a punto una tecnologia che abbia costi accessibili per la classe media. La sostenibilità non può riguardare solo una dimensione ambientale

Il ceo di Stellantis, Carlos Tavares, ha lanciato l’ennesimo allarme sulla transizione alla mobilità elettrica. Parlando al Ces di Los Angeles – la più importante fiera tecnologica del mondo – ha detto che “una grande sfida, se non la più grande, che abbiamo nella road map [verso l’elettrificazione dei trasporti] è mettere a punto una tecnologia che abbia costi accessibili per la classe media”. Almeno nel breve termine, il problema è destinato ad acuirsi, viste le tendenze nei costi delle materie prime. Infatti le restrizioni all’uso e addirittura alla vendita dei mezzi tradizionali sono sempre più severe, mentre i veicoli a zero emissioni hanno costi proibitivi.

 

Il combinato disposto di queste due tendenze potrebbe produrre non solo maggiori divaricazioni sociali, ma anche una contrazione del mercato, cosa che porterebbe all’inevitabile ridimensionamento degli impianti produttivi e alla riduzione dell’occupazione nel settore. Oltre tutto, la crescita dei costi dipende almeno in parte proprio da quelle politiche di sostegno alla mobilità elettrica che vengono considerate essenziali alla riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti. Che fare, allora?

 

La risposta ovvia sta nei sussidi ai consumatori, ma lo stesso Tavares ne riconosce i limiti: “Sappiamo che i governi [specie in Europa] non saranno in grado di sostenere sussidi significativi a causa della questione del debito. Questo crea uno stallo”. Insomma: se gli standard crescono, costi e prezzi non possono che tenere il passo e questo finirà per tagliare fuori il ceto medio (per non dire degli individui a basso reddito). Un problema che ha nell’Italia il suo epicentro, visto che il nostro è il paese col segmento B (cioè le utilitarie) più grande d’Europa. La verità è che sia l’industria, sia i decisori politici dovrebbero fare i conti con la realtà: fissare obiettivi concretamente raggiungibili coi mezzi a disposizione. La sostenibilità delle trasformazioni non può riguardare solo la loro (pur fondamentale) dimensione ambientale, ma anche quella sociale.

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