Ansa

L'analisi

Anziché togliere il Pos, meglio il credito d'imposta sulle commissioni

Leonzio Rizzo

Una soluzione di questo tipo, al di sotto della soglia dei 60 euro, sarebbe utile per gli esercenti, per i consumatori e per lo stato, che limiterebbe così i rischi dell'evasione fiscale. E nella pratica avrebbe lo stesso effetto della norma proposta nella legge di Bilancio

Nella Legge di bilancio all’articolo 69 si propone l’eliminazione dell’obbligatorietà dell’utilizzo del Pos e delle relative sanzioni per transazioni inferiori a 60 euro. Da più parti (Banca d’Italia e Ufficio Parlamentare di Bilancio) questa norma è stata criticata perché potrebbe fare incrementare il livello di evasione. Dall’altro lato, i sostenitori della proposta ritengono che le commissioni sui pagamenti rappresentino un onere eccessivamente elevato a carico dell’esercente, nel caso in cui quest’ultimo abbia un’attività che abitualmente implichi transazioni di piccolo taglio.

Su lavoce.info chi scrive ha già commentato l’evidenza scientifica che lega l’utilizzo del contante con il livello di evasione. In Italia, il costo a carico dell’esercente non è superiore alla media europea (dati Abi). Tuttavia, esso potrebbe comunque rappresentare un problema per commercianti che sopravvivono con margini molto bassi. Se il problema è rappresentato dalle commissioni, questo si potrebbe risolvere garantendo ad esempio un credito d’imposta pari al totale delle commissioni pagate, come era previsto fino a fine giugno 2022 per imprese con fatturato inferiore a 400 mila euro. Tale possibilità potrebbe essere introdotta al posto della norma che stabilirebbe la non obbligatorietà dell’uso del Pos per i pagamenti  sotto i 60 euro.

 

Quanto costerebbe garantire a tutte le imprese il credito d’imposta sulle commissioni pagate per queste transazioni? Utilizziamo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments - Politecnico di Milano, che sono relativi al primo semestre 2021, ipotizzando che vengano replicati anche nel secondo semestre. Sotto questa ipotesi è possibile calcolare che l’ammontare delle transazioni sotto i 60 euro è pari 88,8 miliardi. Applicando la commissione media pagata in Italia, pari all’1,1 per cento del valore della transazione (Abi), si ottiene un ammontare totale di commissioni pari a 977 milioni di euro. Si noti che questa cifra comprende le commissioni pagate anche da imprese con fatturato superiore a 400 mila euro.  Quindi, se ragionevolmente si limitasse la concessione del credito d’imposta, come era fino a fine giugno 2022, a imprese non grandi e quindi con fatturato sotto i 400 mila eruo il costo per lo stato sarebbe inferiore a quanto sopra calcolato. Se si decidesse di introdurre il credito d’imposta sulle commissioni per transazioni sotto i 60 euro, non si avrebbe più la necessità della norma sulla possibilità di rifiutare il pagamento elettronico per transazioni sotto i 60 euro. Ma sarebbe conveniente per lo stato?

Per rispondere a questa domanda calcoliamo, utilizzando le stime di Immordino e Russo (2018), l’impatto sull’evasione Iva, prescindendo quindi dall’evasione su altri tributi, del decremento delle transazioni con carte di credito o di debito dovuto alla introduzione della possibilità di rifiuto  del Pos per transazioni sotto i 60 euro. Dal rapporto dell’Osservatorio Innovative Payments conosciamo infatti il numero di transazioni pro-capite legate all’utilizzo del Pos sotto i 60 euro, pari a 66,5 nel 2021. Nel caso in cui il 14,15 per cento del numero delle attuali transazioni elettroniche sotto i 60 euro fossero effettuate senza Pos, in seguito all’introduzione della nuova norma, ci sarebbe un incremento di evasione Iva di 977 milioni di euro, esattamente pari al costo del credito d’imposta sulle commissioni prima proposto. Tuttavia, dopo l’introduzione dell’obbligo di accettare il  Pos nel 2014 l’incremento delle transazioni con carte di credito è stato pari al 20,39 per cento (Banca d’Italia).

Se l’eliminazione dell’obbligatorietà causasse un decremento dell’utilizzo delle carte di credito e debito simile a questa prima risposta degli operatori economici all’obbligatorietà, l’incremento di evasione Iva per le transazioni sotto i 60 euro sarebbe pari a 1,404 miliardi. Quindi lo stato, se per venire incontro alle esigenze degli esercenti introducesse il credito d’imposta su commissioni al posto della non obbligatorietà dell’utilizzo del Pos, avrebbe un guadagno netto di 427 milioni. Si tenga conto, tuttavia, che dal 2014  al 2021 le transazioni tramite carte di credito sono aumentate del 133 per cento; il rischio, quindi, è che la diminuzione di utilizzo delle carte possa essere maggiore del 20,39 per cento prudenzialmente considerato. Inoltre, nei nostri calcoli abbiamo considerato solo la minore evasione Iva e non quella relativa ad altre imposte come Irpef, Ires e Irap.

In conclusione, se la vera motivazione della introduzione di una deroga all’obbligatorietà di accettare il Pos sotto i 60 euro è motivata dall’eccessivo costo delle commissioni, si potrebbe ovviare al problema concedendo una detrazione delle spese per commissioni su vendite di ammontare inferiore a 60 euro: ciò avrebbe lo stesso effetto della norma proposta nella legge di Bilancio, ma costerebbe molto meno allo stato.

Leonzio Rizzo, Università di Ferrara