fermare l'inflazione

Il colpo della Bce sui tassi: aumento dello 0,75 per cento

Alberto Chiumento

Da Francoforte il secondo rialzo consecutivo, ma questa volta la Banca centrale europea sceglie la linea dura. Riviste al rialzo anche le stime di inflazione

Che la Bce decidesse di aumentare i tassi nella riunione odierna, la prima dopo la pausa estiva, era cosa scontata. Il vero interrogativo riguardava la misura del loro incremento, che sarà di 0,75 punti percentuali come annunciato con un comunicato stampa, il rialzo più alto di sempre. In questo modo il tasso sui depositi passerà a 0,75 per cento, mentre quello per le principali operazioni di rifinanziamento salirà a 1,25 per cento: i valori più alti dal 2011.

 

"Abbiamo preso queste decisione perchè l'inflazione rimane troppo alta e probabilmente sarà superiore al nostro target per un periodo prolungato di tempo", ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa.

 

Si tratta del secondo aumento consecutivo dei tassi di interessi. A luglio infatti la Bce era intervenuta per contrastare l’inflazione, con un primo incremento di 0,5 punti percentuali, indicando che un secondo rialzo sarebbe avvenuto a settembre. Il documento dice anche che sono previsti ulteriori interventi sui tassi nei prossimi mesi, ma che la Bce continuerà procedere con l’approccio “meeting dopo meeting”. 

 

La stretta monetaria che la Bce sta eseguendo mira a ridurre l’inflazione, in crescita oramai da vari mesi. Ad agosto ha raggiunto il 9,1 per cento su base annua nei paesi dell’Eurozona, soprattutto a causa dell’aumento dei prezzi energetici per via dell’invasione russa in Ucraina. Il livello di inflazione prossimo alla doppia cifra è una novità per la Bce, il cui obiettivo da statuto è quello di mantenere l’inflazione intorno al 2 per cento. Questo livello però non verrà raggiunto a breve dato che la revisione delle stime dell'inflazione, rilasciate oggi dalla stessa Bce, prevede che essa sarà pari all’8,1 per cento nel 2022, all’5,5 per cento nel 2023 e al 2,3 per cento nel 2024.

 

Parallelamente all'inflazione, i principali paesi europei vivono momenti diversi: le economie di Italia, Spagna e Francia sono tutte cresciute negli ultimi mesi, mentre quella tedesca sta affrontando un periodo di rallentamento. Nel secondo trimestre del 2022 il pil dell’eurozona è cresciuto dello 0,6 per cento, ma quello tedesco è rimasto invariato (+0 per cento). Il timore generale è che questa della stagnazione della Germania possa prolungarsi e influenzare negativamente le altre economie europee data la sua centralità nel sistema economico e industriale europeo. 

 

A preoccupare tutti gli stati europei è anche la possibilità che la Russia arresti le forniture di gas nei prossimi mesi. Anche se in Europa i governi nazionali lavorano oramai da molto tempo per liberarsi della dipendenza russa, un blocco prolungato dei flussi potrebbe indurre a razionamenti energetici nel settore industriale, arrestando la crescita economica e facendo aumentare ulteriormente il prezzo dei beni energetici. Per limitare i danni, l’Europa sta lavorando ad alcune misure che verranno discusse domani al Consiglio Ue straordinario sull'energia.

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