L'intervista

La Bce alza i tassi e vara lo scudo anti spread. "All'Italia serve un governo serio”, dice Bini Smaghi

Mariarosaria Marchesano

"Siamo ancora lontani da una situazione di allarme": l'economista commenta la scelta di Christine Lagarde e gli effetti degli interventi di Francoforte sull'Italia

“Le condizioni richieste dalla Bce a uno stato per attivare lo scudo anti-spread sono chiare e mi pare che l’Italia, ammesso che ne abbia bisogno, le rispetti tutte”. Lorenzo Bini Smaghi, economista già membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea (2005-2011) e presidente di Société Générale, commenta così  la nascita del Tpi (Transmission Protection Instrument), lo strumento anti frammentazione della zona euro annunciato da Christine Lagarde ieri insieme con un rialzo dei tassi d’interesse più alto delle previsioni (50 punti base anziché 25). 


Rispetto del patto di stabilità, assenza di procedure di infrazione in corso, sostenibilità del debito secondo il giudizio di diversi istituti tra cui il Mes, rispetto dei criteri per l’accesso al Recovery fund: sono questi i parametri stabiliti dal board dell’Istituto di Francoforte, che ha votato all’unanimità mentre a Roma si consumavano gli ultimi momenti di crisi del governo Draghi e lo spread tra Btp e Bund tedeschi saliva a ridosso della soglia di 240 punti base, facendo temere l’inizio di una corsa pericolosa. Ma Bini Smaghi pensa che la situazione politica italiana non abbia influenzato più di tanto la mossa della Bce. 


Semmai, avrebbe potuto complicare l’approvazione di uno strumento che, nelle intenzioni della Banca centrale europea, deve essere percepito a disposizione di tutti i paesi. Così, alla fine Lagarde è riuscita a stupire con un’operazione che alcuni hanno definito di “do ut des”, cioè da un lato ha alzato i tassi il doppio del previsto per tenere conto dell’aumento dell’inflazione e dall’altro ha messo sul tavolo uno strumento anti frammentazione illimitato ma con caratteristiche che dovrebbero scongiurare il pericolo dei ricorsi costituzionali tedeschi. “E’ interessante notare come non sia stata scelta la strada dell’Omt auspicata dalla Bundesbank, che avrebbe costretto il singolo paese a intraprendere un negoziato e poi a sottoscrivere un contratto in sede europea per attivare il Tip che, invece, prevede solo l’esistenza di condizioni ex ante e ha la caratteristica fondamentale di essere illimitato, vale a dire di poter acquistare obbligazioni governative senza limiti”, prosegue Bini Smaghi.

 
Eppure, i mercati finanziari europei, che attendevano da settimane l’annuncio, hanno reagito in modo freddo dopo una giornata di alta tensione (il Ftse Mib ha chiuso con un calo dello 0,7 per cento). “I mercati vorrebbero avere più dettagli e più informazioni, ma è invece interessante notare che la Bce non vuole svelare tutto e intende lasciarsi la possibilità di agire quando ritiene opportuno se le condizioni sono soddisfatte e così di sorprendere il mercato, infliggendo perdite a chi prende posizioni destabilizzanti. E’ una rottura con la tradizione di trasparenza a tutti i costi che mi sembra benvenuta”, spiega l’economista. Quindi, il Tip può funzionare contro eventuali attacchi speculativi degli investitori. Ma il recente allargamento dello spread italiano in seguito alla caduta del governo Draghi è “indesiderato e disordinato”, come dovrebbe essere per indurre la Bce a intervenire, oppure è un giusto riflesso dell’aumento del rischio Italia percepito dagli operatori? In altre parole, il Tip può salvare i Btp? “Per salvare i Btp serve soprattutto un governo serio che capisca il contesto generale in cui opera – osserva Bini Smaghi –. Ma direi che siamo ancora lontani da una situazione di allarme, ricordiamoci che durante il primo governo Conte lo spread è arrivato a 330 punti base. Ora la situazione è ancora sotto controllo. Chiaramente, tutto dipenderà dalla linea che sarà adottata dal nuovo esecutivo, ma francamente faccio fatica a credere che dopo le esperienze del recente passato qualcuno pensi ancora che sia conveniente mettersi sistematicamente in opposizione alle istituzioni europee piuttosto che cercare di lavorarci insieme, nell’interesse sia europeo che nazionale. Sono fiducioso che la nostra classe politica abbia imparato la lezione”. 


Un altro aspetto interessante dello scudo anti spread varato dall’Eurotower è che il rispetto dei criteri di accesso al Recovery fund assume l’importanza di condizionalità al pari della corretta tenuta dei conti pubblici e della sostenibilità del debito. “E’ una novità importante – conclude Bini Smaghi –. Semmai al futuro governo italiano venisse in mente di poter rinunciare al percorso che conduce ai finanziamenti del Pnrr, sappia che dovrà anche fare a meno dello scudo anti spread”.