La sede della Bce a Francoforte (Ansa)

il bollettino economico

La Bce è pronta ad alzare ancora i tassi a settembre

Alberto Chiumento

L'inflazione continua a salire mentre rallenta la crescita, Francoforte si farà guidare dai dati per le prossime mosse. Le buone notizie vengono dal lavoro: il livello di disoccupazione è il più basso da quando esiste l'euro

Il Bollettino economico rilasciato oggi dalla Banca centrale europea descrive una situazione economica incerta nell'area euro, dove la crescita ha rallentato a causa dei prezzi dei beni energetici – che hanno ormai trascinato al rialzo anche l'inflazione di base – e delle persistenti difficoltà nelle catene di approvvigionamento. I dati raccolti dalla Bce sono in linea con la frenata economica descritta la settimana scorsa dal Fondo monetario internazionale. Non è escluso un aumento ulteriore dei tassi a settembre, ma ogni decisione sarà "guidata dai dati". 

 

Nei prossimi mesi il rallentamento potrebbe peggiorare a causa dei rischi legati all'invasione russa dell'Ucraina. Oltre a produrre un aumento del costo di moltissime materie prime, la possibilità che la Russia decida di ridurre ulteriormente o bloccare del tutto i rifornimenti di gas metano ad alcuni paesi europei rappresenta ”una fonte di significativi rischi al ribasso per la crescita”, secondo la Bce.

 

Nonostante la crescita poco vivace e i rischi futuri, ci sono alcuni aspetti positivi da evidenziare. La Bce scrive infatti che ”l’attività economica continua a trarre beneficio dalla riapertura dell’economia, dal vigore del mercato del lavoro e dal sostegno fornito dalle politiche di bilancio”. Il livello di disoccupazione nell'area euro a maggio ha infatti toccato il 6,6 per cento, ovvero il valore più basso mai registrato dalla creazione della moneta unica. Anche in Italia il mercato del lavoro ha registrato ottimi risultati a giugno, nonostante gli allarmi dei sindacati.

 

A rallentare l'economia c'è poi l'elevato livello di inflazione che resta superiore alle aspettative e che a giugno è salito ulteriormente all'8,6 per cento nell'area euro. Il motivo principale, come dice la Bce, è “l'impennata dei prezzi energetici” ma anche “l’inflazione di fondo è ulteriormente aumentata”, visto il perdurare di questa situazione.

 

Per contrastare l'inflazione la Bce è intervenuta con l'aumento dei tassi di interesse dello 0,5 per cento, definito nella riunione de 21 luglio. Non è però l'unico intervento dato che il Consiglio direttivo delle Bce, cioè l'organo che definisce le politiche monetarie, ha detto che è necessario proseguire in questo “percorso di normalizzazione dei tassi”, dopo molti anni in cui i valori sono stati negativi. La prossima decisione, che produrrà un aumento dello 0,25 per cento o di nuovo dello 0,5 per cento, verrà presa a settembre e sarà interamente “guidata dai dati”.

 

Sempre nel meeting di luglio la Bce ha prodotto un nuovo strumento, il TPI (Transmission Protection Instrument). E' quello che viene chiamato comunemente scudo anti-spread e servirà nell'azione della Bce per evitare che si crei un'eccessiva differenza tra gli spread dei titoli di stato dei paesi europei. Per l'Italia, negli ultimi due mesi il differenziale sul rendimento dei titoli di stato decennali è diminuito di 8 punti base, ma la sua volatilità è cresciuta molto da quando è cominciata la crisi politica che ha portato alle dimissioni del premier Mario Draghi, nota la Bce nel suo bollettino. Un corretto ricorso del TPI permetterà anche di mantenere sotto controllo l'inflazione.

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