EDITORIALI

Pil giù, ma meglio del previsto

Redazione

Tra Covid e guerra l’economia si contrae (-0,2 per cento) ma il governo pensava peggio

Nelle stime sul pil del primo trimestre 2022 hanno sbagliato tutti e questo rende, una volta tanto, l’economia un tema quasi divertente. Ha sbagliato il governo, indicando nel Def -0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e hanno sbagliato vari istituti di ricerca, dai quali arrivavano previsioni peggiori: -1,1 per cento. L’Istat ieri ha fatto sapere che la contrazione del pil, trimestre su trimestre, è stata dello 0,2 per cento, mantenendo una proiezione di crescita rilevante su base annua e un’attesa positiva sul  risultato del 2022.

 

Le ragioni per essere preoccupati erano forti perché si sommavano, tra gennaio e marzo, gli effetti delle  restrizioni sanitarie con quelli della guerra e della sua preparazione, perché i prezzi di gas e carburanti erano già arrivati a livelli straordinariamente alti nei primi giorni di gennaio, mentre i rallentamenti della catena mondiale di logistica e approvvigionamenti continuavano a limitare la capacità produttiva delle imprese. Assieme al dato sul pil l’Istat ha pubblicato quello sull’inflazione e anche nel caso dei prezzi c’è da osservare che le previsioni su una loro progressione arrembante al rialzo erano sbagliate, perché il ritmo a cui sono saliti è in calo in aprile rispetto al mese precedente. Insomma, ci viene rappresentata un’economia che continua a marciare, in un modo o nell’altro, e a sorprendere, come è avvenuto con la forte reazione del 2021. 

 

Le indicazioni anche successive al primo trimestre segnalano che l’industria sta resistendo non solo alle conseguenze della guerra ma anche alle chiusure dei porti cinesi. I conti delle aziende, con le trimestrali, sono stati anche migliori delle attese. Il settore dei servizi deve ancora esprimere tutto il suo potenziale ancora compresso dalle limitazioni sanitarie. La globalizzazione se ne sta acquattata, ma l’Italia, e ora si nota più che mai, ha il vantaggio di appartenere all’area economica più forte del mondo, quella dell’Ue, mentre l’integrazione economica atlantica sta funzionando con la massima efficienza, anche per le comprensibili implicazioni strategiche.

Di più su questi argomenti: