I furbetti del Rdc costano 50 milioni. Ora la misura va rivista

Maria Carla Sicilia

Gli accertamenti della Guardia di finanza hanno rilevato tra i percettori della misura anche evasori, intestatari di ville e auto di lusso. Da più voci della maggioranza si parla di un tagliando: l'assegno non può essere solo un sussidio ma uno strumento efficace per trovare lavoro 

Che il reddito di cittadinanza finisca anche nelle mani di persone che non ne hanno diritto non è un fatto che fa cascare dalle nuvole. Però adesso sappiamo quanti sono, almeno quelli scoperti e sanzionati dalla Guardia di finanza, che ha pubblicato oggi i risultati delle sue indagini relative allo scorso anno presentando il proprio bilancio operativo. Con il contributo dell'Inps, sono stati intercettati oltre 50 milioni di euro indebitamente percepiti e circa 13 milioni di euro di contributi richiesti e non ancora riscossi, per i quali sono state denunciate 5.868 persone. Tra queste, chiarisce il documento, ci sono anche soggetti intestatari di ville e autovetture di lusso, evasori totali, persone dedite a traffici illeciti e facenti parte di associazioni criminali di stampo mafioso, già condannate in via definitiva.

 

I “furbetti” del reddito di cittadinanza si aggiungono a un quadro di dubbi e inefficienze sul funzionamento della misura che da più parti nel governo sottolineano. Il nodo principale è quello di riuscire a rendere il Rdc uno degli strumenti delle politiche attive su cui il ministero del Lavoro sta preparando alcuni interventi, anche in funzione della fine del divieto di licenziamento che scatterà per una prima fascia di imprese dal primo luglio.

 

Il giudizio del ministro Andrea Orlando è chiaro già da tempo: il Rdc è stato un paracadute durante la pandemia perché ha protetto le fasce più povere della popolazione, ma non si è rivelato efficace come strumento per trovare un impiego. “Raccontare che si sarebbero aiutate le persone a trovare lavoro tramite il reddito di cittadinanza è stato un errore”, aveva detto all'indomani del primo maggio ospite a Mezz'ora in più. Ora, secondo il Messaggero, l'intenzione è quella di accelerare verso una riforma che introduca dei correttivi in grado di favorire l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Per esempio introducendo una formazione obbligatoria che possa indirizzare meglio chi cerca lavoro verso ciò che il mercato richiede. Legando l'erogazione dell'assegno alla frequenza di corsi professionali si otterrebbe poi un effetto deterrente nei confronti di chi percepisce il Rdc senza voler davvero trovare un impiego.

 

Il tema è emerso in queste settimane soprattutto per il settore turistico e ricettivo, dove le imprese lamentano di non riuscire a trovare personale per la stagione appena cominciata. C'è chi accusa il reddito di cittadinanza di distorcere il mercato perché disincentiva i giovani ad accettare offerte di lavoro stagionali e con basse retribuzioni, e anche il ministro Massimo Garavaglia ha ammesso che c'è un problema. La misura “merita una riflessione e un aggiustamento”, ha detto questa mattina, perché “riduce l'incontro tra domanda e offerta di lavoro”. Per il ministro leghista del Turismo il Rdc è “una delle componenti” che rendono difficile trovare alcune figure professionali nel settore, anche se l'altra faccia della medaglia riguarda il fatto che in molti dei lavoratori stagionali impiegati abitualmente nel turismo hanno cercato impieghi diversi durante la pandemia. “Da un lato c'è il disincentivo della distorsione del reddito, dall'altro molti hanno cambiato lavoro e quindi si fa oggettivamente fatica a trovare personale”, ha spiegato.

 

Che la misura vada rivista è un'idea che accarezza tutte le forze di maggioranza. Anche il M5s ha provato a introdurre dei correttivi proprio per sostenere i lavori stagionali con un emendamento al decreto Sostegni Bis, ma la commissione Bilancio della Camera lo ha respinto. La richiesta trasversale di riforma dovrà tuttavia trovare una sintesi e questo resta ora il passaggio più complicato.

 

  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Praticante da luglio 2020.