Sulla vicenda Autostrade mettiamoci un punto

Paolo Cirino Pomicino

02/08/2020

Sulla vicenda Autostrade mettiamoci un punto

(foto LaPresse)

Se bisogna affidare al mercato il valore di Aspi la via limpida non è quella del governo. L’alternativa c’è

L’angosciata Penelope, moglie di Ulisse, era una principiante nel tessere e risciogliere la famosa tela a fronte del nostro amato governo che sulla vicenda autostrade sta dando il peggio di se stesso. Dopo l’accordo raggiunto in consiglio dei ministri tra Atlantia e il ministro Gualtieri tutto sembra di nuovo cambiato o per meglio dire viene cambiato qualcosa per ridurre il valore degli azionisti di Atlantia, nessuno escluso. L’accordo previsto parlava di un aumento di capitale di Cassa depositi e prestiti in Aspi per consentire che il soggetto pubblico avesse circa il 33 per cento della società concessionaria e contestualmente un altro 20 per cento sarebbe stato venduto agli amici degli amici del governo. A quel punto sarebbe scattata la scissione tra Aspi e Atlantia e le restanti quote in Aspi di Atlantia sarebbero state accreditate a tutti i suoi azionisti per cui “i diavoli di Benetton” sarebbero restati con circa il 10 per cento delle quote di Atlantia e quindi privi anche di un consigliere di amministrazione. Un accordo di questo tipo si fa notoriamente in alcune zone del nostro amato mezzogiorno quasi sempre sotto minaccia e anche nel caso di autostrade la pistola fumante sul tavolo era la minacciata revoca in ritardo, peraltro, di due anni. Siamo in una stagione in cui forse il senso dello stato lo si trova più nella società civile che nelle istituzioni democratiche per cui una intesa di questo genere è stata accettata da Atlantia con lo spirito richiamato. Sembrava finito ma non era così. 

 

Non esistono espropri di mercato

I limiti della nazionalizzazione di Autostrade sollevati dai fondi internazionali

 

L’ultima novità è venuta proprio dal ministero dell’Economia secondo il quale l’aumento di capitale in Aspi e la vendita di un 20 per cento di Aspi agli amici degli amici che governo e Cassa indicheranno (siamo in Turchia o in Cina?) dovrebbero avvenire contestualmente al collocamento forzoso in borsa dell’intero pacchetto residuo detenuto in Aspi (37 per cento) da Atlantia in maniera tale che il prezzo verrebbe definito dal mercato. Un’operazione differente da quella concordata che prevedeva la scissione tra Aspi ed Atlantia ai cui azionisti sarebbero andate le azioni residue dopo quelle date a Cassa depositi e prestiti ed ai suoi cari amici. Anche i ragazzini che giocano a Monopoli sanno che una vendita massiccia e obbligata al mercato delle quote in Aspi abbasserebbe in maniera significativa il titolo di Aspi e di conseguenza quelli di Atlantia punendo così non solo i cattivi Benetton ma anche i grandi fondi internazionali e i tanti piccoli risparmiatori che nulla hanno a che vedere con tutto quel che è accaduto. Se dobbiamo affidare al mercato il valore di Aspi la via più limpida è un’altra. 

 

Stato e Autostrade di ipocrisia

I metodi incivili su Atlantia nascondono alcune opportunità da cogliere: archiviare il modello Alitalia e Ilva e scommettere su uno stato interessato più all’efficienza che alla clientela. Perché la prossima revoca riguarda Conte

 

Si faccia contestualmente l’aumento di capitale previsto del 33 per cento da parte della Cassa depositi e prestiti e si faccia una gara internazionale per vendere il 55 per cento delle quote Aspi in maniera tale che sia il mercato a definire il valore anche delle risorse messe dalla cassa senza penalizzare gli azionisti di Atlantia già peraltro danneggiati dall’uscita obbligata da Aspi. Se questo non dovesse avvenire il governo si andrebbe ad impelagare in un pasticcio sul quale subito le autorità di mercato nazionali ed europee aprirebbero un faro e le stesse procure della repubblica sarebbero sollecitate dai fondi internazionali a valutare pressioni improprie. E, a proposito, quale sarebbe poi il socio industriale capace di gestire 3000 km di assi a scorrimento veloce nella ipotesi così cara al governo ed in particolare al nostro amato presidente Conte ed al suo ministro Gualtieri? Una cosa è certa. Questa strana per non dire folle soluzione rischia di ledere oggettivamente interessi legittimi degli azionisti di Atlantia e di Aspi che inevitabilmente chiederanno agli amministratori delle società di essere tutelati nelle scelte che verranno fatte, pena l’avvio di cause civili e penali. Insomma un altro pasticcio e un consiglio non richiesto. Fate un tavolo di discussione definitiva in un luogo pieno di aria condizionata perché il caldo fa di questi scherzi.