Made in Italy, Safe in Italy: Ripartire sicuri, rimanere sicuri

 Associazione M&M

Screening, misurazioni e test direttamente in fabbrica: una proposta per dare una risposta coordinata tra lavoro e medicina

Nel dibattito italiano di queste settimane ci si divide sulle tempistiche e le modalità per la fase 2, e talora prevale la percezione che sia impossibile conciliare la tutela della salute pubblica con la ripresa del lavoro. Eppure, c’è un luogo, anche simbolico, che potrebbe essere il fulcro della ricostruzione, in quanto presidio di salute pubblica e di lavoro al tempo stesso.

 

Questo luogo è la fabbrica. La fabbrica può essere il soggetto attivo della sicurezza anti contagio nel lavoro, cioè dentro la fabbrica stessa, e fuori da essa, nella società. Riconoscerla come tale richiede di sovvertire la fallace antinomia impresa contro salute dei lavoratori e di partire invece da fatti e certezze:

 

1.      La fabbrica è da sempre un luogo disciplinato da normative, mansionari, responsabilità gerarchiche e protocolli di sicurezza e salute. Un luogo sufficientemente circoscritto dove i comportamenti del singolo possono essere opportunamente indirizzati, controllati e, se del caso, corretti;

  

2.     Alcune imprese stanno già facendo lo sforzo di adeguare le procedure operative ai nuovi protocolli anticontagio. Ne sono prova le aziende rimaste aperte in questo periodo di lockdown, in quanto appartenenti alle filiere di importanza strategica, dove tali procedure – concordate con e controllate da Rsu e Asl locali, prefetture e Guardia di Finanza - hanno funzionato e non si sono riscontrati nuovi focolai;

 

3.     E’ necessaria una strategia di lungo termine. L’epidemia potrebbe essere con noi per mesi se non anni: il tema non e’ quindi solo quando fissare il giorno di riapertura delle attività produttive, ma come garantirne la sostenibilità  sanitaria nel tempo.

 

Affinché ciò avvenga le aziende dovranno anzitutto assicurarsi che siano disponibili e sistematicamente utilizzati i dispositivi di protezione individuale, mascherine, guanti, ecc. Quindi la lista di misure da adottare è articolata e dipendente dalle condizioni specifiche. Ecco alcuni esempi: turni di lavoro differenziati per ridurre la densità della popolazione aziendale; misurazione della temperatura; distanziamento nelle mansioni, nelle mense, negli spogliatoi, ecc.; protocolli stringenti di accesso e percorsi differenziati; pulizie e sanificazioni adeguate, incluso negli impianti di condizionamento. Misure simili possono essere pensate e adattate anche a cantieri e costruzioni.

 

Queste misure devono essere accompagnate da piani di formazione specifica in termini di sicurezza anti Covid-19, che portino a una piena consapevolezza e responsabilizzazione di tutti i dipendenti nel proteggere e monitorare costantemente il proprio stato di salute.

 

Ovviamente in un simile contesto è necessario garantire i lavoratori più a rischio stabilendo la loro idoneità alla frequentazione lavorativa e favorendone lo smartworking. E’ anche opportuno disciplinare le modalità di spostamento dei dipendenti, incentivando le forme di trasporto che minimizzino il rischio di contagio.

  

Tutto ciò può essere realizzato rapidamente, efficacemente e a carico dell’impresa, ma con la collaborazione di tutte le forze del lavoro. Lo dimostrano i vari accordi sindacali stipulati recentemente con aziende italiane primarie, a partire da quelli in Fca e Ferrari. Infine, le associazioni di categoria potrebbero fornire assistenza alle imprese più piccole.

 

Ma non è tutto. Non si tratta solo di accelerare una riapertura, ravvicinare di una settimana o due la ripresa delle produzioni. Possiamo arruolare le fabbriche per la sconfitta del contagio. Nel rispetto della privacy e in accordo con i lavoratori, in fabbrica si può collaborare con le autorità preposte e assisterle in screening, misurazioni e test. Si tratta di una campionatura preziosa al servizio di tutta la collettività resa possibile dall’incrocio tra medicina del lavoro e medicina di prossimità sui territori, che può estendersi a tutti i soggetti che entrano in contatto con l’ambiente di fabbrica: dai famigliari dei dipendenti agli autotrasportatori, dai consulenti agli agenti di vendita. Con lo sviluppo della nostra conoscenza del virus e delle misure per combatterlo, le fabbriche possono costituire il capillare terminale sul territorio delle azioni che le autorità sanitarie vorranno prescrivere.

 

Vi sono già esempi in atto: in Toscana si sono cominciati test sierologici per individuare la positività al virus, con una stretta collaborazione tra le aziende delle attività essenziali e alcuni laboratori di analisi. Queste attività potrebbero essere ulteriormente decentrate, velocizzandole, presso le aziende stesse.

 

In altre parole: le fabbriche riaprono e diventano presidio di salute pubblica oggi e domani e per tutto il tempo necessario a sconfiggere il virus. Tutto ciò, possiamo farlo con un piano e con regole chiare che responsabilizzino chi - imprenditori, manager, sindacati, singoli dipendenti - è chiamato a  garantire il loro rispetto. Controlli seri, capillari e mirati dovranno poi assicurarne alla collettività la rigorosa applicazione. Ripartire sicuri, rimanere sicuri e rendere sicuro il paese.

  

 Associazione M&M – Idee per un Paese migliore

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