Il salvataggio della Popolare di Bari al vaglio di Bruxelles

Mariarosaria Marchesano

La commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager ha fatto capire che sul dossier c’è la massima attenzione. Ma il Fondo interbancario per la tutela dei depositi ha le mani libere, dice Boccuzzi

Milano. “Il salvataggio della Banca Popolare di Bari è positivo per il settore bancario italiano”. E’ quanto sottolinea una delle due più grandi agenzie di rating del mondo, l’americana Moody’s, in un report pubblicato mercoledì sera, dove si esprime un sostanziale apprezzamento per la mossa del governo italiano di varare un piano salvataggio con un’iniezione di capitali freschi fino a 900 milioni di euro, che, seguendo uno schema di intervento pubblico-privato, non dovrebbe violare le norme europee sugli aiuti di stato. In più, evidenzia Moody’s, l’operazione di salvataggio non avrà un impatto rilevante sulle finanze pubbliche italiane poiché rappresenta solo lo 0,05 per cento del pil.

 

Quello dell’agenzia di rating non è un giudizio di merito su un salvataggio bancario. Piuttosto, la sua valutazione deve essere letta in relazione alle preoccupazioni sulla stabilità finanziaria del paese che è garantita anche da un sistema del credito in cui i potenziali focolai di crisi vengono tenuti sotto controllo. Il decreto del 16 dicembre prevede un intervento congiunto tra una banca statale (Mediocredito centrale) e il Fondo interbancario per la tutela dei depositi, finanziato dal settore bancario. Anche se i termini del piano non sono ancora stati resi noti, è prevedibile che si punterà a colmare la carenza di capitale che risulterà da ingenti accantonamenti per perdite su crediti che potrebbero superare 1 miliardo di euro. Secondo lo schema previsto, l’aumento di capitale sarà incanalato attraverso il Mediocredito, mentre il Fitd potrebbe intervenire con finanziamenti subordinati che possono essere poi convertiti in capitale, come già sperimentato con il salvataggio di Carige. “Resta da vedere se la Commissione europea approverà o meno il piano”, commenta Moody’s nella sua analisi alludendo al percorso di valutazione del piano che a Bruxelles è cominciato subito dopo il commissariamento della popolare barese e al varo del decreto di salvataggio.

 

Il timore non è infondato considerando che, nelle ultime dichiarazioni, la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager ha fatto capire che sul dossier c’è la massima attenzione e ha invitato il governo Conte a confrontarsi. “Il nostro intervento non dovrebbe essere oggetto di valutazione da parte della Dg competition della Commissione europea in virtù della sentenza Tercas – dice al Foglio Giuseppe Boccuzzi, direttore generale del Fondo interbancario – ma non escludo che sarà esaminato il ruolo del Mediocredito centrale, in quanto soggetto pubblico”. Dunque, il Fitd dovrebbe avere le mani libere dopo che la Corte di giustizia europea ha sconfessato lo scorso marzo la decisione della Commissione del 2015, in cui veniva qualificato come aiuto di stato l’intervento a favore della Banca Tercas, acquistata proprio dalla Popolare di Bari su iniziativa della Banca d’Italia (anche se la Commissione ha fatto ricorso dopo la sentenza). Ma quello che il governo vuole fare passare è il concetto che l’operazione avviene a condizioni di mercato, com’è stato per il recente salvataggio pubblico della banca tedesca NordLb.

 

E su questo punto potrebbe esserci un altro ostacolo. Tra Mef e Commisione è in corso da settimane un confronto informale sui cosiddetti Dta, Deferred tax assets, poste di bilancio che le banche possono convertire in crediti d’imposta rafforzando così l’attivo patrimoniale. La Pop Bari avrebbe un “cuscinetto” di 500 milioni di euro da poter sfruttare per creare un polo di aggregazione con altre 6-7 banche del sud. La misura è stata introdotta dal decreto crescita del governo gialloverde proprio con lo scopo di favorire le aggregazioni bancarie nel Mezzogiorno e, secondo il parere di un importante studio legale internazionale interpellato dalla Popolare di Bari, l’utilizzo di queste poste di bilancio è coerenti con il quadro normativo europeo e il loro utilizzo non dipenderebbe dalla capacità di generare profitti del nuovo gruppo bancario che si va a creare.

 

Ma c’è un problema. Il governo (gialloverde) non ha mai notificato alla Commissione Ue questa misura per timore che potesse essere giudicata non conforme alle norme sugli aiuti di stato. Perciò le Dta non possono essere utilizzate per ora e, comunque, sulla loro legittimità l’ultima parola spetta, di nuovo, alla Vestager.