Viva l'Italia delle imprese

Redazione

Export bene, fiducia in ripresa. Spunti per dare energia al paese che va

Il governo va al ralenti, come si vede anche dalla legge di Bilancio appena approvata; ma le imprese non si fermano. L’Istat ha reso noto che l’export è cresciuto a ottobre del 4,3 per cento rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto ai mercati extra Ue (più 8,3) mentre l’Europa ha contribuito per l’1,2. Causa principale è la stasi della manifattura tedesca che ha prodotto minori esportazioni per il 2,8 per cento, tuttavia in parte compensata dalle vendite in Francia e Regno Unito.

 

Nel complesso i primi dieci mesi 2019 valgono 400 miliardi di export, un saldo positivo in aumento del 2,7 percentuale. La crescita viene soprattutto dalle commesse di mezzi di navigazione verso i clienti extraeuropei, dalle vendite diffuse di beni di consumo, di alimentare e tessile, e ancora una volta dalla farmaceutica che registra un boom del 26,2 per cento, boom del quale beneficiano in particolare i distretti di Latina e Frosinone. La prima provincia è diventata la maggiore esportatrice italiana di medicinali mentre l’export del Lazio è in aumento del 64 per cento. Al contrario l’auto cede oltre il nove sia nel 2019 sia su base annua.

 

La tonicità delle aziende e del privato è confermata anche da un recupero di interesse per l’Italia di investitori esteri, in fuga per gran parte dell’anno. Da Bank of America arriva un sondaggio a livello globale tra i gestori di fondi, che nel paragrafo Country and Style Sentiment misura le intenzioni dei principali investitori europei rispetto ai singoli mercati nazionali. A novembre l’8 per cento ha dichiarato di voler ridurre l’esposizione sull’Italia, dunque un saldo ancora negativo, ma meno rispetto al 12 di ottobre. La migliore performance la registra la Francia, con un 20 per cento di investitori intenzionati ad aumentare l’esposizione azionaria. Al contrario la Germania passa dal più 25 di ottobre a un valore neutro che rappresenta il livello più basso degli ultimi cinque anni. I privati ci sono o ci sarebbero (comprese le aziende a controllo pubblico come nel caso delle navi); e con loro i presupposti per la crescita. Che cosa si aspetta a ridurre burocrazia e carico fiscale, a far partire non a parole gli investimenti e ad evitare mostri giuridici tipo scudo penale?

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