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Quota 100 c’est fini

Guardare Macron per capire che la riforma salviniana è un costoso disastro

7 Settembre 2019 alle 06:00

Quota 100 c’est fini

Foto LaPresse

La Francia di Emmanuel Macron sta riformando il proprio sistema pensionistico, il terzo più caro d’Europa con un’incidenza sul pil del 13,9 per cento. La precedono la Grecia (prima con il 16,87) e l’Italia (con il 16,18). Attualmente oltralpe si può abbandonare il lavoro a 62 anni di età mentre i regimi previdenziali, ben 42, provocano grandi differenze nel numero di contributi necessari. La prima idea di Jean-Paul Delevoye, ex ministro del governo Chirac ora Alto commissario per la riforma delle pensioni nonché ministro della Pubblica amministrazione, era di aumentare a 64 anni l’età di pensionamento; ma Macron in un messaggio ai sindacati ha dichiarato di preferire un aumento dei contributi e un’armonizzazione dei vari regimi.

 

Attualmente il minimo contributivo medio è di 41,5 anni che senza riforma dovrebbe raggiungere i 43 anni nel 2030. Già con il sistema attuale dunque la Francia giudica non più sostenibile un sistema che manda in pensione le persone con quella che in Italia chiameremmo “quota 103 e mezzo” che fra dieci anni sarà “quota 105”. Macron – nonché autore comprovato del famigerato complotto anti Salvini e fino a poco tempo fa anche uno sporco colonialista agli occhi di Luigi Di Maio & Alessandro Di Battista in pieno fervore filo gilet gialli – sta dunque tentando di raddrizzare una situazione che solo le frange sindacali più corporative difendono.

 

L’Italia, che ogni anno spende in pensioni circa 50 miliardi in più dei francesi, ha invece ancora in vigore quota 100, bandiera dei salviniani, a parte gli studiosi leghisti più autorevoli e indipendenti come Alberto Brambilla. Il nuovo governo M5s-Pd promette di destinare più risorse ai giovani, comprese misure non ancora precisate per assicurare loro, tra molti anni, un’equa pensione. Nel frattempo per “svoltare”, come direbbe Nicola Zingaretti, si dovrebbero creare le condizioni per il lavoro giovanile, per l’istruzione, l’università e la formazione. Come ha calcolato Brambilla, quota 100 costa 30-33 miliardi nel triennio producendo ricambio generazionale minimo o nullo. Ora che siamo tornati tutti europeisti, che si aspetta a decretarne la fine?

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Mario 1

    08 Settembre 2019 - 00:49

    Quando si tratta di mandare in pensione chi lavora da 42 anni e mantiene l'Italia è un costoso disastro ,mentre pagare nullafacenti va bene ?

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  • carlo.trinchi

    07 Settembre 2019 - 17:20

    Tutto vero e giusto ma aggiungeteci i circa dieci miliardi annui degli ottanta euro del socialista Renzi. Una botta al cerchio e uno alla botte.

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    • leless1960

      12 Settembre 2019 - 16:08

      A volte anche i commentatori più avveduti cadono nel tranello di sommare pere e mele, come si dice. Un conto è mandare in pensione a costi altissimi gente che potrebbe lavorare, un altro è quello di abbassare un po' le tasse, a chi guadagna 1200 euro al mese. Ma un giorno si dice abbassiamo le tasse, il giorno dopo, le stesse persone, dicono che averle abbassate di ottanta euro non va bene. Dipende dal nome del firmatario del provvedimento o da cosa?

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