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Manovra e Salvini. Sbarra (Cisl) spiega cosa non torna nel deficit populista

“Il lavoro, soprattutto al Sud, prima di essere redistribuito va creato. Non servono misure misericordiose e caritatevoli”, dice il segretario generale aggiunto della Cisl dopo il tavolo “sociale” convocato dal vicepremier

6 Agosto 2019 alle 19:49

Manovra e Salvini. Sbarra (Cisl) spiega cosa non torna nel deficit populista

Viminale. Matteo Salvini incontra le parti sociali (LaPresse)

Roma. Vi ha invitato per ascoltarvi davvero o vi ha invitato perché è in cerca di complici per minacciare l’Europa? “Se mi chiede se fosse giusto andare e sedersi al tavolo con Matteo Salvini, io le rispondo che, per i lavoratori che rappresento, sono pronto a sedermi a qualsiasi tavolo pur di conquistare risultati. A Roma come a Bolzano. Di fronte a una convocazione, il sindacato non si sottrae”. Al segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, che insieme ad altre quarantasei sigle ha partecipato al tavolo “sociale” convocato martedì dal ministro degli Interni, chiediamo piuttosto se è vero quanto ha twittato Claudio Borghi Aquilini, il pensatore economico della Lega, il quale ha annunciato: “Tutte le categorie appoggerebbero il governo per un eventuale deficit”.

 

 

“Si dice deficit, ma il problema vero non è solo aumentarlo, ma capire per quale ragione lo si aumenta. Se serve a rilanciare crescita e sviluppo e le grandi infrastrutture materiali e immateriali che servono al paese, sono il primo a essere d’accordo. Ma se serve soltanto a finanziare la spesa corrente e alimentare misure assistenziali, come è stato lo scorso anno, lo ritengo nient’altro che un danno”. E dunque Sbarra che conosce bene i guasti e i drammi del Sud, è un uomo d’Aspromonte, ha provato a spiegare a Salvini – e spera al governo nella sua interezza che in questi giorni vede più sensibile alle beghe di palazzo che alle crisi industriali – che anziché “il reddito di cittadinanza poteva essere più utile continuare a utilizzare il Rei ma ampliando platea e la dotazione finanziaria perché una cosa è certa: il lavoro, e parlo soprattutto al Sud, prima di essere redistribuito va creato. Non servono misure misericordiose e caritatevoli”.

 

Salvini, a riunione finita, ha detto che il governo non può più giocare al ‘gioco delle tre carte’. Si autodenunciava? “A me piacciono le partite trasparenti e pertanto dico che va bene l’ascolto, ma solo se precede un rilancio infrastrutturale, se serve a sbloccare i cantieri, se anticipa un piano per proteggere e mettere in sicurezza il territorio”. I cantieri li hanno però bloccati loro … “Proprio per questa ragione è arrivato il momento, per il governo, di superare i contrasti. Devono essere responsabili come del resto chiede il presidente Sergio Mattarella. Non si può giocare”.

  

Visto dall’esterno sembra un governo che porta sul tavolo quello che dal tavolo dovrebbe togliere. “Gli unici tavoli che mi preoccupano sono i centosessanta aperti al ministero dello Sviluppo Economico. In autunno rischiamo i primi veri licenziamenti. Registro su questi temi la progressiva diaspora del governo”.

 

Dal tavolo di ieri sembra essere stato deciso, lo ha confermato il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, lo stop al bonus Renzi. Lo ritiene utile? “Sosteniamo che sia necessario allargare le detrazioni, rimodulare le aliquote fiscali, garantire equità tributaria, ma senza eliminare il bonus. Quelle risorse andrebbero preservate a favore dei lavoratori dipendenti”.

  

È agosto e c’è da scommettere che a settembre Salvini vi riconvocherà. “Come si fa a scuola, anche io rimando il governo, tutto insieme, al mese di settembre che è sempre il mese della responsabilità”.

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