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Parti sociali al Viminale? Meglio andarsene al Papeete Beach

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 6 agosto 2019

6 Agosto 2019 alle 06:00

Parti sociali al Viminale? Meglio andarsene al Papeete Beach

Il tavolo di confronto tra governo e parti sociali (foto LaPresse)

Al direttore - Senato, Casellati: dopo il voto di fiducia passino almeno tre ore prima di fare il bagno.

Alessio Viola

 

Al direttore - “Sarò a Palazzo Chigi perché è normale che sulla legge di Bilancio il segretario Cgil, come è sempre stato, abbia come interlocutore il presidente del Consiglio e quindi tutto il governo”. Mai avrei pensato di dover dire bravo Landini. E’ successo sabato scorso.

Franco Morini

Meglio andare al Papeete Beach che rispondere alla chiamata del ministro dell’Interno per discutere al Viminale della prossima manovra economica. Su una spiaggia, la forma può non essere sostanza. Al governo, la forma diventa sostanza e la sostanza è che accettare che Salvini sia il premier senza che lo sia è una boiata pazzesca. E dunque, sì, bravo Landini.

 

Al direttore - Caro Cerasa, in molti stati, come il nostro, la droga è vista come un problema marginale da affrontare secondariamente, come se l’abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope fosse un vizio e non una grave forma di dipendenza. Educare, prevenire, curare. Non incarcerare. Spieghiamo a chi governa che per le tossicodipendenze non servono né il carcere né i ricoveri coatti. Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla depenalizzazione delle condotte legate al consumo. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti, da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati di prevenzione, cura e riabilitazione, considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi. Per vincere questa battaglia serve determinazione politica per portare avanti reali azioni di prevenzione, di recupero e di riduzione dei danni correlati all’abuso di sostanze stupefacenti e  cooperazione internazionale per le azioni di lotta al traffico e al riciclaggio. Associata a queste azioni, deve essere prevista una normativa di depenalizzazione del possesso di stupefacenti, nell’ottica della non criminalizzazione del consumo.

E’ necessario trovare una risposta alla necessità di un approccio globale, pluridisciplinare e integrato in materia di lotta alla droga. Tutto questo deve essere sostenuto con passione, convinzione e amore dall’intera comunità, solo lavorando insieme si possono creare società più sane e sicure dove far vivere e crescere i nostri figli.

Andrea Zirilli 

 

Al direttore - Di Battista, 2 agosto 2019: “Indigna il comportamento di Salvini con la stampa. Io non mi sono mai permesso di mancare di rispetto ai giornalisti”. Di Battista 10 novembre 2018: “I giornalisti? Pennivendoli puttane”. Serve altro?

Gregorio Mosconi

Dibba, facce Tarzan.

 

Al direttore - Quando si dice o si scrive che l’Italia è uno dei maggiori contributori netti del bilancio europeo o si afferma incautamente (Matteo Renzi, Matteo Salvini, Luigi Di Maio) che l’Italia ha un saldo negativo con Bruxelles di oltre venti miliardi di euro, si ignora o si fa finta di ignorare che l’Agenzia per la coesione territoriale (www.agenziacoesione.gov.it) ha certificato al 30 giugno 2019 spese per 10,5 miliardi di euro su un totale di 53,2 miliardi del programma 2014-2020.

Nella classifica negativa della distanza fra gli importi spesi e gli obiettivi da raggiungere spiccano i ministeri della Innovazione (64,8 per cento) e della Ricerca (53,1 per cento) e, fra le regioni, l’Abruzzo (42,8 per cento), e la Val d’Aosta (36,7 per cento), Bolzano (36,4 per cento). I più virtuosi sono il Fesr imprese (0,4 per cento) e, fra le regioni, il Lazio con un dato da “spendere” per la prossima elezione a governatore (3,6 per cento) e il Friuli Venezia Giulia (5,2 per cento). Forse sarebbe utile riflettere sul nome di un candidato italiano alla Commissione europea che abbia le qualifiche politiche e professionali per ottenere il “portafoglio” della Coesione territoriale dandogli così gli strumenti per insegnare al governo e alle regioni italiane come si impegnano e come si spendono i finanziamenti europei.

Virginio Dastoli

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