L'indice Pmi in crescita non basta. Lo spread sopra 290

Mariarosaria Marchesano

L'attività manifatturiera migliora in Italia e peggiora nell'Eurozona. La tensione sui mercati tiene alto il differenziale tra bund e btp

Milano. L'unica buona notizia arriva dai dati macro. L'indice Pmi manifatturiero di maggio è salito di qualche decimale, passando a 49,7 da 49,1 di aprile, un risultato migliore delle aspettative degli analisti, che per l'Italia stimavano 48,5 punti. Il paese si posiziona, dunque, due punti sopra la media della zona euro (47,7), che a maggio registra una lieve flessione. In miglioramento anche la Francia (da 50 a 50,6), mentre la Germania è sostanzialmente stabile con un lieve peggioramento (da 44,4 a 44,3).

       

Ma il vicolo cieco in cui si è infilato il governo italiano, stretto tra una crisi nella maggioranza e uno scontro sempre più probabile con Bruxelles sui conti pubblici, continua a tenere in tensione i mercati finanziari. Oggi lo spread btp-bund non riesce a scendere sotto 290 punti base, che sembra ormai diventata una soglia fissa per il differenziale. Piazza Affari a metà mattina recupera solo in parte le perdite di un avvio decisamente in rosso, in un contesto di Borse europee molto deboli di fronte a una guerra commerciale Usa-Cina che non accenna a placarsi. L'indice Ftse Mib perde lo 0,4 per cento, con il titolo Fca tra i peggiori del listino milanese in attesa del cda di Renault previsto per domani in cui sembra che la casa automobilistica francese sia intenzionata a chiedere ulteriori garanzie nell'ipotesi di fusione al vaglio. 

    

In Borsa, comunque, c'è molta attesa per la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte prevista per stasera, nella quale dovrebbero essere chiarite le nuove mosse dell'esecutivo per tentare di scongiurare una procedura di infrazione che, allo stato, sembra inevitabile. Anche perché a trattare con la Commissione europea c'è un governo profondamente diviso sulla legge di Bilancio e su molte altre cose.

   

Conte potrebbe chiedere margini per trattare con l'Europa o potrebbe ritenere che questo esecutivo sia al capolinea e minacciare le dimissioni. In ogni caso quello che si prospetta agli occhi degli investitori, già guardinghi sull'Italia, non è uno scenario rassicurante. In un dossier riservato, la banca americana Goldman Sachs parlerebbe dell'Italia come Plutone, un "satellite in fuga dall'Europa", timore che si sta diffondendo tra gli investitori anche in considerazione del prossimo cambio al vertice della Banca centrale europea, che potrebbe avere una guida meno "accomodante" di Mario Draghi, come il tedesco Jens Weidmann, il candidato per ora più papabile.