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L’Italia che sa sfruttare l’Europa

La Bei investe sui privati mentre attende il governo sulle opere pubbliche

30 Gennaio 2019 alle 06:09

L’Italia che sa sfruttare l’Europa

Foto LaPresse

C’è una parte d’Italia che sfrutta al massimo l’opportunità di fare parte dell’Unione europea per attrarre risorse dalla Bei, la Banca europea degli investimenti istituita nel 1957 con il trattato di Roma. Questa parte è costituita da imprese private e da pezzi della Pubblica amministrazione, soprattutto enti locali, e nel 2018 ha ottenuto 9,6 miliardi dal cosiddetto Piano Juncker, dal nome del presidente della Commissione che per mesi ha tenuto l’Italia sotto pressione per il bilancio dello stato. In questo modo sono state co-finanziate 154 operazioni per un totale di 55,7 miliardi di investimenti. Qualche esempio? Il piano di sviluppo Open Fiber per la banda ultra larga, a cui sono andati 350 milioni di euro, l’espansione e l’ammodernamento dell’aeroporto di Venezia, con 150 milioni, 40 milioni assegnati al polo fieristico milanese, altri 40 milioni a un’azienda come la Newron Pharmaceuticals per la ricerca su terapie innovative per la cura del sistema nervoso e 25 milioni all’advanced drugs per farmaci chemioterapici. Come ha spiegato il vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco, in una conferenza stampa a Milano, l’Italia è uno dei primi due paesi beneficiari di finanziamenti Bei, “è una storia di successo”.

In effetti, negli ultimi cinque anni un euro su sei di stanziamenti della Banca europea è andato all’Italia. Peccato, però, che la capacità di farsi finanziare dimostrata dalla parte privata del paese non abbia contagiato il settore degli investimenti pubblici, vedere soprattutto al capitolo infrastrutture. Della “cabina di regia” annunciata dal governo gialloverde lo scorso ottobre e introdotta con la legge di Bilancio non si hanno per ora notizie. E la Bei non può che attendere “istruzioni dal governo”, come dice Scannapieco. “C’è un dialogo in corso, siamo pronti ad affiancare nuove iniziative se ce lo chiedono. Gli investimenti pubblici in Italia sono ai minimi storici, ma non esiste un problema di risorse quanto di progetti fatti bene”, commenta il vicepresidente della Banca.

Redazione

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