Universitari vs Burger King

Redazione

Così a Torino si insegna il migliore per allontanare un investitore

Sembra di essere tornati alle lotte dei no global di un decennio fa, con gli studenti contro i fast food. A Torino nella palazzina Aldo Moro, prossima al polo didattico dell’Università di Torino, in cui ci saranno aule e impianti ricreativi aprirà anche un Burger King. Nulla di sconvolgente. E invece al pensiero della vista dell’insegna della catena americana gruppi di studenti hanno reagito come i vampiri di fronte all’aglio: “E’ una di quelle imprese multinazionali che fa dello sfruttamento di lavoratori, territori e risorse una pratica consolidata in nome del profitto”. Non servirà forse a fargli cambiare idea il fatto che la multinazionale, appunto perché impresa di stazza, rispetta la regolarità contributiva e contrattuale dei dipendenti. Dipendenti che, peraltro, possono essere studenti che ambiscono a una certa indipendenza economica dalla famiglia durante gli studi. Né si può poi dire che un’azienda forestiera calpesta i territori visto che insalata, pomodori e hamburger sono prodotti italiani. Il punto per gli studenti è però un altro: “Ci siamo sempre espressi contro qualsiasi forma di presenza dei privati all’interno dell’università, contrari alla loro presenza a prescindere dalla modalità”. La risposta dell’ateneo è “non potevamo fare altrimenti”, perché “la proprietà dei locali è in concessione a una società” che gestisce autonomamente i locali commerciali. Da alcuni professori è arrivata anche comprensione dell’iniziativa. E’ questo forse l’aspetto più criticabile perché ci si potrebbe attendere un differente atteggiamento dai mentori dei ragazzi. Non c’è modo migliore per insegnare alle nuove generazioni come allontanare investitori da un paese che ne vede sempre meno.

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