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Le trimestrali deludenti piegano la Borsa. Spread di nuovo in salita

Tria in commissione Bilancio difende la manovra dalle accuse di Bruxelles, mentre lo spread torna sopra 300 punti base. Piazza Affari spinta al ribasso da banche e conti al di sotto delle aspettative

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marchesano@ilfoglio.it

9 Novembre 2018 alle 11:35

Le trimestrali deludenti piegano la Borsa. Spread di nuovo in salita

Foto LaPresse

Milano. Partenza in discesa per le Borse europee mentre l'euro perde terreno nei confronti del dollaro dopo la riunione della Federal Reserve che ha confermato la politica di graduale aumento dei tassi Usa e la prossima stretta di dicembre. Oggi sono le trimestrali a orientare l'andamento dei principali indici. Piazza Affari arretra dell'1,2 per cento a metà mattinata con vendite consistenti per alcuni titoli a maggiore capitalizzazione come Leonardo, dopo i conti deludenti, e soprattutto, Telecom Italia dopo la maxi svalutazione di 2 miliardi che ha portato in decisa perdita il conto del trimestre e ha fatto lievitare a 800 milioni di euro il risultato netto negativo dei primi nove mesi dell'anno. Forte pressione anche sul settore bancario (tra i più colpiti Banco Bpm) mentre lo spread Btp/Bund 10 anni torna ad avvicinare quota 300 punti. Fa eccezione Bper che ha riportato un utile di 57,1 milioni nel terzo trimestre, oltre le previsioni. Spicca Ferragamo con i conti del terzo trimestre che presentano utile operativo e netto in aumento. Bene UnipolSai, con l'utile netto che batte le attese grazie anche alla vendita della Popolare Vita lo scorso anno che ha portato una forte plsuvalenza al gruppo (oltre 300 milioni di euro).

   

I conti (che non tornano) della manovra

All'indomani delle previsioni economiche d'autunno della Commissione europea sull'Italia, più pessimistiche rispetto a quelle del governo italiano, si scatena la bagarre tra il ministro Giovanni Tria e i tecnici di Bruxelles sui conti della manovra economica che continuano a non tornare. In sintesi, la Commissione prevede che il deficit in rapporto al pil aumenti gradualmente dall'1,9 per cento nel 2018 al 2,9 per cento nel 2029 e al 3,1 per cento nel 2020, mentre le stime fatte dal governo giallo-verde sono, rispettivamente nei tre anni, 1,8 per cento, 2,4 per cento e 2,1 per cento. Numeri molto distanti. E anche sul fronte economico la Commissione appare assai più scettica del governo Conte sugli obiettivi di crescita, prevista all'1,2 per cento nel 2029 e all'1,3 per cento al 2020 rispetto alle stime del Mef che punta, rispettivamente, all'1,5 e all'1,6 per cento. Secondo Tria, saremmo in presenza di una défaillance tecnica della Commissione, che, quindi, non saprebbe fare i conti, o si ostinerebbe a non tenere in considerazione gli effetti propulsivi della manovra economica. Quest'ultima sarebbe l'unica strada, come ha ribadito il ministro stamattina in audizione davanti alla commissione Bilancio della Camera, per uscire dalla "trappola della bassa crescita". 

     

Draghi ottimista su area euro ribadisce fine Qe

Per quanto riguarda la situazione generale dell'area euro, ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, ha minimizzato la debolezza emersa dai recenti dati macro e dalle previsioni d'autunno della Commissione Ue, lasciando intendere che l'espansione della zona è destinata a continuare. "Possiamo prevedere, se i dati in arrivo confermeranno il nostro outlook di medio termine sull'inflazione, che termineremo gli acquisti netti di asset a fine anno, ma un significativo stimolo monetario sarà necessario per la convergenza dell'inflazione al target", ha ribadito Draghi in un discorso di fronte al Parlamento Irlandese, aggiungendo che i tassi d'interesse "resteranno ai livelli attuali almeno fino a fine estate 2019". Intanto, l'euro è tornato ad avvicinarsi a quota 1,13 nei confronti del biglietto verde. Gli analisti di Unicredit avevano avvertito che i guadagni dell'euro erano fragili, anche per la limitata probabilità di un cambiamento immediato nelle politiche commerciali statunitensi o nel programma infrastrutturale come risultato della vittoria dei democratici alla Camera.

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