Giuseppe Conte (foto LaPresse)

Manovra schizofrenica

Luciano Capone

Così la neolingua degli slogan è passata senza filtro dai social network ai giornali e poi ai documenti di finanza pubblica. Il caso del Documento programmatico di Bilancio

Roma. “Le parole sono importanti”, diceva Nanni Moretti. Con i gialloverdi sembra invece che non abbiano più senso, o che siano completamente sconnesse dal loro significato reale: la “flat tax” che non è flat, la “pace fiscale” che è un condono, il “ricalcolo contributivo delle pensioni d’oro” che è un taglio orizzontale senza ricalcolo. E così via. La neolingua degli slogan è passata senza filtro dai social network ai giornali e poi, per sgocciolamento, è finita anche nei documenti di finanza pubblica.

 

E’ il caso del Documento programmatico di Bilancio (Dpp) appena inviato dal Mef a Bruxelles per il vaglio della Commissione europea. Al primo punto del “cronoprogramma” con le “azioni strategiche” da compiere, il governo scrive: “Riduzione del deficit strutturale” nel periodo 2018-2020. Il problema è che le tavole della NaDef e del Dbp dicono l’esatto contrario: “Il sentiero dell’indebitamento netto strutturale peggiora di 0,8 punti nel 2019” e resta a quel livello (1,7 per cento) per tutti gli anni successivi, anche nel 2020 e nel 2021, senza mai ridursi. In pratica nello stesso documento il governo afferma che il suo primo impegno è ridurre il deficit strutturale e contemporaneamente che ciò che farà è aumentarlo. Se in Europa non si fidano dell’Italia non è perché c’è un complotto, ma perché il governo ha inviato un Dpb affetto da disturbo della personalità. 

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali