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Ridare dignità a chi crea lavoro

Ecco perché da Udine a Varese, da Milano a Foggia, per le imprese ora l’incertezza rischia di diventare legge. Girotondo di imprenditori in subbuglio per un governo da panico

2 Agosto 2018 alle 14:15

Ridare dignità a chi crea lavoro

Alle aziende, da nord a sud, il cosiddetto decreto dignità è suonato come un allarme e un inaspettato schiaffo a chi aveva faticato a superare la crisi economica. I dati Eurostat del primo trimestre 2018 dicono che la percentuale di contratti a tempo determinato in Italia è pari 16,4 per cento, in linea con la media dell’Eurozona (16,3 per cento). Quindi, da queste parti, nessuno comprende da dove nasca l’urgenza di ridurre la flessibilità nel mercato del lavoro. Il rischio è che, di fronte all’irrigidimento delle regole su contratti e delocalizzazioni, gli imprenditori modifichino i piani di sviluppo con gravi ripercussioni sull’occupazione, che è poi quella che il governo vorrebbe tutelare, e sulla strategia aziendale. Negli anni i media televisivi soprattutto ci hanno offerto storie di imprenditori in difficoltà a causa della crisi economica, anche casi in cui un capo azienda pur di non arrivare a licenziare i propri dipendenti contemplavano l’idea di togliersi la vita (o lo facevano). L’impostazione del decreto colpisce perché rispecchia una concezione novecentesca del rapporto aziendale in un’ottica di padroni vs lavoratori. Le interviste raccolte hanno lo scopo non solo di raccontare come gli imprenditori stanno affrontando i cambiamenti che comporterebbe il dl dignità, in discussione alla Camera con oltre 400 emendamenti da esaminare, ma anche di suggerire quali personaggi sarebbe utile invitare nei prossimi talk-show.

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