¡Viva l'inciucio!

Urgono intese trasversali per fermare idee dissennate catalane e italiane

19 Ottobre 2017 alle 06:03

¡Viva l'inciucio!

Foto LaPresse

“Inciucio!”: se l’anatema by Massimo D’Alema ora caro a Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Beppe Grillo trovasse applicazione nella politica spagnola – un’antica potenza la cui lingua è la terza al mondo – la Spagna si dissolverebbe per le bizzarre dichiarazioni di indipendenza repubblicana della Catalogna. Dunque il sovranismo degli anti inciucisti italiani cadrebbe in uno stato che ha la “soberanía nacional” nel patrimonio storico, politico e sociale. Dove oggi l’unità nazionale si regge sul governo di Mariano Rajoy e sulla maggioranza Ppe-Ciudadanos-regionalisti di Navarra, Canarie e Asturie, sull’astensione dei socialisti e sulla benevola opposizione dei baschi. Tutti prima delle elezioni 2016 si erano presi a bastonate, ma dal 2011 vedono in Rajoy l’unico premier in grado di portare il paese fuori dalla crisi, unendo i diversi. Quello che qui chiamiamo appunto “inciucio”, e che invece là significa interesse nazionale, benessere e sicurezza. Non a caso a seguito delle tensioni legate al referendum sono usciti 9 miliardi di euro di depositi dalle casse di CaixaBank e Banco Sabadell, due grandi banche catalane che hanno trasferito la loro sede. Lo dice il sito El Confidencial anche se secondo gli istituti la cifra non è precisa. Il compromesso parlamentare spagnolo domani avrà la meglio sulla traballante “identidad catalana”, commissariandone l’interprete Carles Puidgemont e riducendone in base alla legge l’autonomia. Né fanno scandalo un paio di arresti per proseguire in una crescita sopra la media europea: questa vale ben più della retorica dei film di Woody Allen, che qui fa tendenza tra gli anti inciucisti e autonomisti da bar. Benedetto l’inciucio di Madrid.

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