Nudge a razionalità limitata

La spinta gentile funziona se il politico è più saggio dell’agente economico. E’ sempre così?

Nudge a razionalità limitata

“Boy on a Hig Dive" di Norman Rockwell (1947)

Il Nobel in economia a Richard Thaler è solo l’ultimo di una ormai nutrita lista di premi dati a quella parte della disciplina che analizza l’impatto della “razionalità limitata” sui comportamenti economici. Il premio venne assegnato per la prima volta nel 1969. Nel 1978 venne dato a Herbert Simon, uno dei primi proponenti della razionalità limitata. I più recenti sono quelli dati a Daniel Kahneman nel 2002 e a Robert Shiller nel 2013. Volendo essere di manica larga si possono segnalare anche i premi dati a Maurice Allais nel 1988 e a Thomas Schelling nel 2005.

 

C’è molta confusione sul significato di “razionalità limitata” in economia. In breve, un agente viene considerato razionale se agisce in modo consapevole cercando di raggiungere obiettivi prefissati. Si tratta di una definizione molto debole e che copre una vastissima gamma di comportamenti. Non è vero, come si sente spesso dire, che gli agenti razionali non hanno emozioni, sono egoisti, perfettamente informati e in grado di effettuare calcoli molto complessi. Tutte queste ipotesi comportamentali sono ancillari, talvolta utili e talvolta no per l’analisi di problemi concreti. Ma non c’è nulla di irrazionale nell’avere informazione limitata sugli effetti delle proprie azioni, nell’avere emozioni o nell’essere altruista.

 

Avere razionalità limitata significa un’altra cosa: agire in modo meccanico, senza valutare – o valutando in modo drammaticamente incompleto – le conseguenze che delle proprie azioni. La domanda di fondo è: quanto possono essere utili spiegazioni basate sulla razionalità limitata in economia?

 

Thaler è diventato famoso per aver mostrato l'impatto della razionalità limitata. Ad esempio nell'adesione
ai fondi pensione

Si noti che la domanda non è se gli agenti sono sempre razionali. Tutti sappiamo che non è così e che gli esseri umani, alcuni più spesso di altri, compiono occasionalmente atti stupidi. Anche se a volte gli economisti si divertono a epater la bourgeoisie con affermazioni iper-razionaliste (per esempio, i regali di Natale provocano una perdita secca di benessere perché tanta gente ottiene beni che valuta meno del loro prezzo) nessuno crede veramente alla favola dell’agente perfettamente razionale e ottimizzatore. La questione è un’altra: quanto sono utili le spiegazioni basate sulla razionalità limitata? Quanto ci permettono di comprendere fenomeni e fare previsioni meglio dei modelli basati sull’ipotesi che gli agenti economici perseguono in modo coerente obiettivi ben definiti?

 

Richard Thaler e i vari studiosi che hanno ricevuto il premio citato all’inizio di questo pezzo hanno ottenuto la propria fama mostrando con esempi rilevanti l’impatto della razionalità limitata. L’esempio più famoso portato da Thaler è quello dell’adesione ai fondi pensione aziendali, molto diffusi negli Stati Uniti. Al lavoratore viene data la possibilità di aderire o meno a un piano di risparmio. Aderire significa destinare una quota del proprio stipendio a un fondo pensione, godendo di vantaggi fiscali. Si tratta chiaramente di una scelta strategica di lungo periodo, che un agente razionale dovrebbe ponderare attentamente. Quanti soldi si desiderano avere per la vecchiaia e quanti invece per il consumo immediato? La scelta dipende dalle preferenze delle persone, ma per certo non dovrebbe essere influenzata da elementi irrilevanti. Thaler mostrò che non è così. Una delle cose irrilevanti è ciò che accade se il lavoratore non fa alcuna scelta. Le due opzioni sono che il lavoratore che non sceglie viene automaticamente iscritto al fondo pensione oppure che il lavoratore che non sceglie viene escluso dal fondo pensione. Se un agente è razionale la cosa non dovrebbe essere importante. Ma lo è. Thaler mostrò che la percentuale di lavoratori che aderiscono al fondo pensione è più alta quando l’opzione in caso di non-azione è quella di iscrivere automaticamente il lavoratore al fondo pensione. La decisione di quanto risparmiare per la vecchiaia non è certo una decisione di poco conto e ci aspetteremmo che sia una decisione attenta e ponderata, ma almeno in questo caso non appare essere tale.

 

Una volta stabilito che fenomeni di razionalità limitata possono essere importanti, cosa possiamo fare? L’esempio dei fondi pensione mostra che a volte anche scelte che potremmo ragionevolmente ritenere irrilevanti risultano essere importanti. Per esempio, pensate alla scelta di frequentare l’ora di religione. Fa differenza se ai bambini delle famiglie che non scelgono esplicitamente viene automaticamente impartita educazione religiosa oppure no. Come fa differenza se la legge stabilisce che la donazione di organi è possibile solo quando è esplicitamente accettata dal donante oppure se è possibile ogni volta che il donante non nega esplicitamente questa opzione.

 

Il successo del "paternalismo libertario" da una domanda
non scontata: qual è la razionalità
di chi cerca di guidare
le scelte degli altri?

Dal punto di vista delle politiche economiche e sociali questo ha dato luogo al filone del “paternalismo libertario”, reso particolarmente popolare dal libro “Nudge” che Thaler ha scritto insieme al prominente giurista americano Cass Sunstein. L’idea è che le scelte pubbliche possono essere utilmente usate più come guida che come imposizione per risolvere i problemi che derivano dalla razionalità limitata degli agenti economici. Per esempio, supponete di ritenere che i lavoratori risparmino troppo poco per il loro bene. Una possibile soluzione è quella dirigista: una quota del salario viene automaticamente destinata al risparmio, senza che il lavoratore possa farci nulla. Questo è, per esempio, ciò che fece il regime fascista istituendo il trattamento di fine rapporto, o Tfr. L’approccio dirigista è diffuso in Italia, e infatti il Tfr è sopravvissuto ben oltre il regime fascista. Un altro approccio, che possiamo definire libertario, è quello di non fare nulla: i lavoratori sono adulti responsabili delle proprie azioni, se preferiscono consumare di più e risparmiare di meno sono affari loro. Il paternalismo libertario cerca una terza via: evita imposizioni dirigiste, ma dato che anche gli adulti possono fare scelte sbagliate cerca di indirizzare queste scelte nel modo meno intrusivo possibile.

 

Quanto può ottenere il paternalismo libertario dipende da due cose. Primo, quanto sono diffuse situazioni in cui la gente non ragiona o ragiona male riguardo a questioni fondamentali? Questo lo scopriremo solo vivendo. Secondo, qual è la razionalità di chi cerca di guidare le scelte degli altri? Quando hanno scritto “Nudge”, Thaler e Sunstein avevano chiaramente in mente un governo benevolente guidato da gente più razionale della media. Mi chiedo se continuino a pensarlo dopo l’elezione di Trump. Per l’Italia invece è meglio stendere un velo pietoso.

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