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Di cosa parlare stasera a cena

Al movimento delle proteste iraniane manca un leader riconosciuto

Giuseppe De Filippi

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Seguiamo tutti con ansia e con speranza le proteste nelle strade delle principali città iraniane. Grazie a ciò che arriva superando il blocco alla diffusione online e grazie alle informazioni smistate dai paesi in grado, con i loro servizi, di avere occhi e orecchie sul terreno in Iran. Nessuno saprebbe fare previsioni sul confronto in atto. Qualcuno ha osservato come manchi un leader riconosciuto al movimento di protesta e che, ma siamo sullo stesso piano, manchi anche un vero motivo politico comune, dichiarato e riconoscibile, una bandiera ideologica. È possibile che siano state, ora e negli anni precedenti, le stesse autorità del regime iraniano a fare in modo che non nascesse un’opposizione dotata di un programma politico e di una proposta strutturata per riorganizzare il paese e che, invece, si lasciasse sviluppare la protesta solo nella forma del malcontento economico senza ambizioni e del generico mugugno. L’erede Pahlevi in esilio, in base a ciò che si legge in giro, non avrebbe un vero sostegno nella popolazione (e, come ricordava oggi il Foglio, anche la sua dinastia fu comunque portata alla guida dell’Iran con un colpo di stato, simile a quello successivo di Khomeini e ugualmente rivolto contro la precedente élite laica). Arrivano indicazioni confuse e potrebbe anche prevalere una forma di rivolta popolare divisa per aree del paese, con una componente spiccata di rivendicazione etnica. Molta attenzione va data al possibile cambio di mano nel controllo delle risorse energetiche, con fondate preoccupazioni da parte dei cinesi, ora acquirenti quasi unici nel greggio iraniani. Ci sono anche le manifestazioni a favore del regime, ma non mostrano energia né vitalità.

 

Sono tanti gli iraniani che negli anni hanno abbandonato il loro paese, anche tra gli sportivi.

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1

Gli iraniani nelle piazze starebbero inneggiando anche a Donald Trump, per chiedergli di colpire le strutture militari del regime. Ma forse farebbero meglio a non fidarsi troppo, l’esperienza ucraina lo ha dimostrato.

 

Fatto #2

Con la liberazione dalle carceri venezuelane (grazie anche all’indebolimento del potere chavista) Trentini e Burlò tornano in Italia.

 

Fatto #3

La leader dell’opposizione venezuelana Maria Corìna Machado (cui è stato inflitto il Nobel, secondo la storica espressione fogliante) ha incontrato a Roma papa Prevost.

 

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