di cosa parlare stasera a cena

La ragionevolezza come stile. La conferenza che spiega il fascino meloniano

Giuseppe De Filippi

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La conferenza stampa di Giorgia Meloni si presta bene come tema di conversazione serale. Non perché abbia dato chissà quali notizie (le conferenze stampa dei presidenti del consiglio non sono mai servite a dare notizie), ma per il modo con cui si presenta al grande pubblico e alla mediazione giornalistica e per il tono che dà alla sua politica. Ci sono forti progressi nell’eliminazione delle sue personali scorie ideologiche (tranne uno scivolone, veloce veloce, su George Soros, con una critica fatta ironicamente, quindi a rovescio, con cui lo si definisce, più o meno, come un profittatore dei guai di altri) e c’è, in generale, un tono di sensatezza, di ragionevolezza. Non si tratta di moderatismo dichiarato (di solito, poi, con uno stridente tono combattivo), ma di virtù prepolitiche applicate alla vita pubblica. E forse sta qui il mistero del fascino politico meloniano, aumentato, e non diminuito come succede sempre, dall’assunzione della guida del governo, come indicano i sondaggi con chiarezza e in modo unanime. Ragionevolezza e sensatezza, virtù prepolitiche e femminili, particolarmente adatte alla prima donna premier della storia italiana, e che sono alla radice dei tantissimi casi di scostamento dalle sue precedenti convinzioni di oppositrice, sempre rappresentate, allora, con livore e perfino con rabbia. Cioè di tutti i casi, ben inventariati e analizzati dal Foglio, in cui Meloni fa il contrario di ciò che predicava all’opposizione. Senza però essere sfuggente, meloni ha dato la linea del governo su Ucraina, Europa, democrazie e autoritarismi, Iran, Venezuela, Usa, questione salariale, spese per difesa, sanità, Africa

 

E con gli accenni polemici giocati facili, limitandosi alla constatazione degli autogol a sinistra

 

Le tre "cose" principali

Fatto #1

Essere coerente nell’incoerenza con il proprio passato declamatorio è un compito anche difficile. Che può portare a incomprensioni e a tensioni. Succede nella vicenda Mercosur

 

Ma senza coraggio va anche peggio, perché Emmanuel Macron, che non se l’è sentita di aprire un fronte con le organizzazioni agricole, ha tirato fuori la Francia dall’accordo tra Ue e Mercosur, ha fatto una figuraccia, e ha ottenuto valanghe di critiche

 

Secondo Politico per Macron è una macchia indelebile

 

Fatto #2

A proposito di Mercosur (e tenete presente per i vostri investimenti la rinnovata affidabilità del paese guidato da Milei), l’Argentina ha già restituito uno dei maggiori prestiti recenti ricevuto dagli Usa, servito per evitare rischi di tensioni sulla sua valuta

 

Fatto #3

Anche l’Ue (insolito) si fa sentire sulle vicende iraniane

 

Oggi in pillole

  • I missili russi da condannare ma di cui non si deve aver paura o, almeno, quella paura non deve diventare strumento politico. Meglio tenere la linea e continuare a sostenere l’Ucraina
  • Mentre le operazioni americane, ucraine ed europee per limitare il commercio di petrolio russo stanno mettendo in grande difficoltà Vladimir Putin (e con un eventuale rovesciamento del regime iraniano sarebbe ancora peggio per i russi) e stanno rendendo impossibile il proseguimento della guerra di occupazione. E Donald Trump si occupa di un vertice petrolifero mondiale, organizzato in fretta e furia, con i capi azienda (c’è anche l’Eni, a quanto pare)
  • Champagne all’asta
  • Ultimo sempre in testa