Foto di Stefan Rousseau/Pool, via Epa, via Ansa 

DI COSA PARLARE STASERA A CENA

Chi è Liz Truss: un'altra donna conservatrice al comando

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

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Pronti a parlare di Liz Truss a cena, qui trovate tutto ciò che si deve sapere per reggere qualsiasi conversazione sul tema. Il suo compito non è invidiabile e probabilmente il suo governo non durerà a lungo. Ecco, doverosamente, anche l’opposizione (così per cena avete proprio tutto quello che c’è da dire). Poi, per analogia, si passerà alle guide politiche femminili e, guarda caso, nel trio inglese, notevole esempio di alternanza di genere al comando del governo, tutte conservatrici. Ora, ultimamente, Giorgia Meloni ha lasciato la parola “destra” e, figuriamoci, quell’altra parola che comincia per “f” e gradisce definirsi, appunto, conservatrice. È presidente, in Europa, di un gruppo interpartitico in cui sono presenti le destre più becere, ma che, guarda caso, si chiama gruppo dei conservatori europei. Insomma, per cena, questa, e per le prossime cene, preparatevi all’invasione semantica del conservatorismo nelle conversazioni italiane. La parola, per fare un minimo di storia, era rimasta lì mezza congelata, in uno scaffale, e nessuno, stranamente, la usava. Silvio Berlusconi ha sempre optato per moderato o liberale, Gianfranco Fini si definiva di destra ma anche qualcos’altro, tuttavia mai conservatore.

 

Né lo fecero mai i partiti a destra della Dc nel pentapartito, come i liberali o come, in parte, i repubblicani. Anche perché avevano già dei bei nomi e non avevano bisogno di altro. D’altra parte, neanche i laburisti, altra denominazione inglese, hanno mai trovato qui epigoni pronti a usarne anche il nome (tranne minuscole esperienze). Ma, tornando, a Meloni, la definizione con cui presentarsi anche all’estero (italian conservative leader non suona male) era una necessità. Perché a un orecchio non abituato alle parole scritte da Goffredo Mameli (e musicate da Michele Novaro) l’espressione “fratelli d’Italia” suonerebbe poco sensata politicamente o, andando a impigliarsi in qualche pregiudizio, anche quasi minacciosa, clanistica. Invece, si proverà a far dimenticare chi sono quegli altri conservatori nel gruppo europeo (ad esempio gli spagnoli di Vox) per paragonarsi, grazie al catalizzatore della leadership femminile, al conservatorismo britannico, intestatario di nobile tradizione anche se finito in mani molto discutibili. C’è anche un po’ di sostanza, a partire la fermezza antirussa (bene) delle due donne politiche e dal convinto sostegno all’alleanza strategica e storica con gli Stati Uniti. Magari lasciando stare il sostegno meloniano al Donald Trump nemico delle istituzioni democratiche e avvelenatore della convivenza civile.

Le tre "cose" principali

Fatto #1

L’Ue è ormai ingaggiata nel confronto con la Russia sui termini e sulla stessa praticabilità del commercio di gas e petrolio. Entrambi hanno una posizione di forza. L’Ue ha il monopolio degli acquisti (monopsomio), totale nel brevissimo periodo e, forse, sostituibile nel medio termine, e la Russia ha una quota rilevante (importante nel brevissimo periodo ma via via calante) delle vendite. La partita è giocata sui nervi da Putin, ma la sua strategia si scontra con il sano policentrismo europeo. L’effetto è straniante, perché alle minacce terribili da parte russa corrispondono risposte piane, rimbrotti, gentili reprimende, da parte europea. Il tempo è con l’Ue, che vincerà questa sfida. E si propone l’Iran (te lo raccomando…)

Fatto #2

Per non far scrivere che sta perdendo guerra e faccia Vladimir Putin chiude giornali

Fatto #3

Due tweet di Enrico Letta (cioè uno è proprio suo e l’altro è un retweet) dicono tutto di questa campagna elettorale. Prima il segretario del Pd si congratula con il ri-vincente sindaci democratico di Latina Damiano Coletta (aria simpatica e il nome Damiano con cui i dem sfondano nelle città di destra), ri-vincente perché si è votato di nuovo a causa di un ricorso. Nel congratularsi Letta non può non notare come queste vittorie municipali, e quelle di Roma e Verona sono vicinissime, non siano sovrapponibili all’elettorato come è rappresentato nei sondaggi. E ha certamente ragione, perché le affermazioni locali avvengono anche in contesti tradizionalmente ostili al Pd. Poi, saliamo un po’ tra i suoi tweet, e Letta si risponde da solo. Rilancia una domanda retorica con cui Lorenzo Pregliasco, bravissimo studioso di tendenze sociali ed elettorali, interroga i politici, chiaramente rivolgendosi al centrosinistra, e mette in luce il destino ineluttabile di sconfitta di un campo largo che, se fosse rimasto tale, sarebbe quasi paritario nei sondaggi con la destra

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