Di cosa parlare stasera a cena

Le buone ragioni di Arcuri, malgrado Arcuri

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Il mercato funziona e le mascherine, affidate alla libera iniziativa, sarebbero arrivate. Ovviamente al prezzo fissato dai rivenditori finali e dai produttori. Funzione non solo delle loro scelte di mercato ma anche della quantità possibile di produzione, con decenti standard qualitativi, o di importazione dall'estero. I produttori nazionali non avrebbero potuto certamente rispondere alla domanda interna, almeno non prima di ottobre. E la produzione nazionale, per le caratteristiche di alto livello di specializzazione della nostra struttura industriale, difficilmente si sarebbe orientata sul prodotto più corrente, quelle cosiddette chirurgiche, bianche all'interno e azzurre all'esterno. A questo orientamento non si sarebbe potuto venir meno.

Ma torniamo al prezzo. Quello libero sarebbe più alto dei 50 cent fissati con atto amministrativo. Avrebbe soddisfatto tutti? Forse no, perché la produzione si sarebbe fermata ai livelli coerenti con il prezzo di equilibrio di mercato. E l'importazione avrebbe dovuto misurarsi col prezzo internazionale di un prodotto richiestissimo. Il tutto però per un dispositivo il cui uso è obbligatorio per legge, ed è diventato tale in modo improvviso. Passando da zero consumo presso il pubblico non specializzato (prima le usavano in sala operatoria, ricevendole gratis, o nell'industria alimentare e farmaceutica, e anche in quei casi l'utente al 99,99 per cento dei casi ne ignorava il prezzo) a un consumo di massa, e in più obbligatorio. Non è mai successo.

In passato ci sono stati casi di istituzione di un obbligo per alcuni prodotti o servizi, ma sempre con un lungo preavviso e sempre con prezzi controllati o fortemente vigilati. Vale ad esempio per le cinture di sicurezza, per i seggiolini dei bambini, per la Rc auto. Settori che hanno visto e vedono distorsioni, ma nei quali non si verifica il fenomeno del razionamento.

Oppure c'è il mercato dei farmaci. Molto complesso, ma tutt'altro che libero. Si presume che quando il consumatore (paziente) è tenuto a un certo acquisto per una prescrizione medica la sua posizione negoziale sia molto debole. Questa è una delle tante ragioni (le altre sono legate agli investimenti nella ricerca, al rapporto con un acquirente statale, a tante altre determinanti) che hanno spinto l'amministrazione a fissare un prezzo per le mascherine. Ed è una ragione molto forte.

Non abbiamo fatto il nome di Domenico Arcuri finora. E non lo faremo. Ci interessava solo esporre malgrado lui, le sue buone ragioni.

 

  

Si lavora a un decreto pieno di cose utili e ritenute tali, per casi diversi, da varie parti delle rappresentanze sindacali, professionali e imprenditoriali in Italia. Ovvio che sia corposo e pieno di articoli. È una manovra e anche di più. E che si prenda un po' di tempo. Non si fa il nome di Giuseppe Conte e di Roberto Gualtieri. Si voleva solo difendere, malgrado loro, le loro buone ragioni.

  

    
Liberare ostaggi trattando con tutti e pagando all'occorrenza, è cosa di cui essere fieri. I modi della liberazione, soprattutto per il rapporto delicato con l'opinione pubblica, possono fare danni. Adesso gli errori sono stati fatti e il governo dovrà sfilarsi dalla vicenda facendosi notare il meno possibile. Mentre un'azione di controllo sulle Ong che espongono i loro inviati a condizioni di pericolo eccessivo va lasciata a eventuali iniziative della magistratura e all'attività ispettiva del ministero degli Esteri. Tutto questo senza fare i nomi di Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio, ma per difendere, malgrado loro, qualche possibile buona ragione anche in questa vicenda.

 

 


 

Attenzione anche alle scelte sugli attesissimi test. Facile incorrere in sospetti della magistratura.

 

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