I piani del governo per la riapertura e le minacce di Trump all'Iran

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Si riparte dal 4 maggio, con qualche eccezione per attività la cui ripresa è anticipata al 27 aprile. Il governo segue, con una certa coerenza malgrado strilli e lamentele, il cammino che si era prefissato. Prima di cena e durante Giuseppe Conte ha parlato con i sindacati e con gli enti locali. Coi primi c'è tanto da dire, non solo per la questione della sicurezza sul lavoro riguardo al rischio di contagi, ma soprattutto per capire se ci sono spazi negoziali per ridefinire gli orari di lavoro, tema particolarmente difficile. Con i comuni c'è il grande capitolo della riorganizzazione di mobilità, trasporti, commercio, servizi, spettacoli. Insomma, aldilà delle ironie sulle task force, c'è un bel daffare.

 

E il lockdown si sblocca, con intelligenza, anche dove era più coriaceo, e fa balenare un primo ritorno alla normalità commerciale.

 

Ma ci sono molte insidie per la riapertura, perché la reazione potrebbe essere, comprensibilmente, basata sulla prudenza eccessiva (succede sempre così dopo una gran paura). E così compromettere la possibilità di ripresa sia dell'attività economica e amministrativa sia della vita sociale. Con le norme di cui si sente parlare il commercio e i servizi sarebbero compressi in condizioni che li renderebbero difficilmente praticabili e certamente non convenienti. Per la loro diffusione e capillarità le regole che li riguardano devono essere molto generali, ma vanno a colpire situazioni diversissime e equilibri molto delicati. I piccoli negozi hanno rischi ed esigenze diversi da quelli grandi. Anche per le merci si potrebbe pensare a necessità diverse. In generale il commercio e i servizi (aggiungendo spettacolo e offerta culturale), per la loro diffusione, corrispondono, in scala 1 a 1, con la vita delle città. Regolarli in modo restrittivo significa restringere la città, la socialità. Sono scelte da fare con molta prudenza e con la disponibilità a cambiare anche in corso d'opera se dovessero verificarsi problemi troppo gravi. Allo stesso modo servirà un forte controllo sull'applicazione, per evitare gli eccessi di zelo poliziesco e per non dare strumenti di pressione indebita da parte dei controllori pubblici sulle attività private, con le conseguenze che potete immaginare. E serviranno anche intelligenza, gradualità, differenziazioni locali in base ai rischi, per lasciare il più possibile spazio alla libertà e all'iniziativa imprenditoriale. Gli esempi di questi giorni sono confortanti ma non completi. E' chiaro che mondi chiusi e ben organizzati al loro interno, come gli stabilimenti della Ferrari o della Fca, riescono a ripartire e a darsi regole anche più stringenti di quelle ufficiali. Ma sono, appunto, spazi chiusi e organizzati. Già per loro si pone il problema della esternalità della riapertura, come gli effetti sui trasporti pubblici. Immaginate cosa succede su scale più ampie e in ambiti meno strutturati. Intanto noi proviamo anche con qualche consiglio per membri di task force, e speriamo che li leggano.

 

 

Gli aiuti alle imprese fanno parte di tutta questa partita.

 

Ma, guarda caso, le banche che erano già gestite male, richiedendo salvataggi pubblici, sono le stesse che creano problemi ora.

 

Progressi interessanti, ragioni in più per immaginare regole elastiche nella fase 2.

 

 

E un'insolita intemerata, per il loro carattere nazionale, da parte svizzera, sulla possibilità di un vaccino utilizzabile già in ottobre. le perplessità sono forti, ma altre sperimentazioni sono comunque in corso, con tempi accelerati.

 

Ci sono cose europee molto interessanti. Una chiacchierata a 5, scelti proprio sul crinale delle divergenze nell'Unione, ha fatto segnare un passaggio di quelli importanti. Con un ruolo speciale da assegnare al progetto di recovery fund, destinato a diventare un grande contenitore da finanziare, in tempi ragionevoli, anche con emissione di debito comunitario. Domani il consiglio europeo potrebbe sancire l'avvio di questo cammino e quindi un profondo cambiamento nel modo di funzionare della finanza europea e un passo importante verso una maggiore integrazione.

 

Donald Trump fugge dal disastro covid e dell'imbarazzante situazione del mercato petrolifero (per il quale diceva di essere riuscito a risolvere tutto da solo) e si butta sull'Iran per tentare un po' di gioco mediatico, prendendo anche cantonate.

 

 

E le elezioni non buttano bene per l'incumbent.

 

 

Fauci sbanca l'Internet (influencer di diritto)

 

 

Dicono che Keir Starmer se la sia cavata più che bene nella prima uscita come leader dell'opposizione in un question time con il premier.

 

 

Le rivolte, per fame, in Colombia.