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La sconfitta dei sovranisti in Olanda e il passo indietro di Theresa May

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

24 Maggio 2019 alle 17:14

La sconfitta dei sovranisti in Olanda e il passo indietro di Theresa May

Theresa May poco dopo avere pronunciato il suo discorso con cui annuncia le dimissioni (foto LaPresse)

Una curiosità sul voto olandese, l'affluenza intorno al 41 per cento è alta per le abitudini nazionali, quindi quello che, stando agli exit poll, è un risultato molto interessante, con i partiti cardine degli assetti europei premiati e quelli anti Europa lasciati senza seggi, rappresenterebbe anche in modo più profondo di quanto avvenne nel 2014 gli orientamenti degli elettori dei Paesi Bassi. Insomma, comunque, non si percepisce quell'arrembaggio sovranista di cui tanto si era parlato. E tenete a mente, anche per ricordarlo a cena, che negli altri paesi europei, tranne l'Italia, c'è stato un forte impatto del video in cui l'ex vicecancelliere austriaco esponente del partito di ultra destra trattava in una villa di Ibiza elargizioni a suo favore da parte di agenti russi. Quella è stata la storia principale nel dibattito politico verso le europee in gran parte d'Europa.

  

Intanto oggi si è votato in Irlanda, e se il voto del Regno Unito potrebbe essere caratterizzato dall'atteggiamento pro o contro la Brexit dei vari partiti, in Irlanda succede qualcosa di simile ma al rovescio, perché nella politica di Dublino l'europeismo è merce richiesta e apprezzata e sull'europeismo, oltre che su una gestione decisa delle trattative per la Brexit negli aspetti che riguardano la frontiera tra Eire e Irlanda del nord, si gioca parte del consenso. Da ricordare che l'Irlanda è stata salvata dall'Unione europea nel momento più difficile della sua crisi bancaria e che il regime di fiscalità più leggera ne fanno un paese fortemente avvantaggiato in termini competitivi dall'appartenenza all'Ue. E si vota anche in Repubblica Ceca, dove ci si sfida con più durezza sui temi europei.

  

E si guarda alla futura ripartizione della capacità di influenza politica dei vari paesi.

 

Ma, direte, e i risultati? Le regole elettorali europee sono state saggiamente decise, senza farsi abbagliare dalla nostra italiana ossessione per il cosiddetto silenzio elettorale (ormai ridicolizzato da internet). Allora la decisione è stata pragmatica: non si possono diffondere i risultati ufficiali finché tutti i paesi non hanno chiuso le urne ma si possono diffondere gli exit poll. Per questa ragione siamo già a parlare delle probabili tendenze del voto olandese. Intanto in Italia ci si prepara alle scontatissime polemiche sul rispetto di tregua e silenzio elettorale e delle regole sui sondaggi. Filippo Sensi è pronto al peggio ma la prende in modo scanzonato. 

 

 

Però i patiti della campagna elettorale misurata col cronometro qui potranno divertirsi.

 

  

Sì lui si propone come leader conservatore, ma Boris Johnson rischia seriamente di affossare in modo definitivo il suo partito, già gravemente minato dalla squallida gestione della vicenda Brexit.

 

 

Ma i leader europei sono pronti a trattare con chi sarà il nuovo primo ministro.

 

 

Oggi era il venerdì delle proteste contro l'inazione che viene addebitata ai governi riguardo alle politiche che dovrebbero cambiare le tendenze climatiche mondiali. Ma, poveri governi, vedete anche che tradurre in pratica gli obiettivi ambiziosi delle grandi conferenze non è mica facile.

 

  

Le sirene governative (ma in questo caso l'opposizione fa solo dei distinguo e non di più) potrebbero presto catturare il consenso sindacale sulla proposta di salario minimo. I rischi restano, però, a partire da quello della soglia stabilita per il minimo e dalla riduzione di importanza della contrattazione nazionale.

  

A cena, di venerdì, rimbambiti dal silenzio elettorale, inebriati dagli exit poll, parlerete solo del tempo, perché poi non capita spesso un bel ciclone polare a rinfrescare la fine di maggio. Volendo potrete dire che dopo le Europee il tempo rimane una schifezza come prima delle Europee.

 

  

Non è proprio un tema da cena, ma qui la chiave è politica. Inchiesta americana sull'accesso al cesso e le discriminazioni.

 

A Roma spuntano teste di marmo dal passato.

 

  

Il saluto dei romanisti (ma gli striscioni gli hanno reso onore da parte di varie tifoserie) a De Rossi, quella mistica della fascia da capitano e una vita sportiva invidiabile e felice.

 

 

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