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L'analisi costi benefici sulla Tav e il pericolo iraniano. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

12 Febbraio 2019 alle 19:01

L'analisi costi benefici sulla Tav e il pericolo iraniano. Di cosa parlare stasera a cena

Foto Imagoeconomica

Giornata interessante dalle parti del governo e della maggioranza. Allora si comincia con il sorprendente (ironia) risultato dell'analisi costi benefici sulla Tratta di Alta capacità/velocità ferroviaria che dovrebbe completare i corridoi europei dei trasporti sia nell'asse Est-Ovest sia in quello Nord-Sud collegando l'Italia con lo snodo di Lione, quella che in giro chiamano Tav per assonanza con i grandi progetti di investimento ferroviario che l'Italia avviò dagli anni 90 per realizzare le linee tra grandi città di cui ora è enormemente aumentata l'utenza. Allora, gli studiosi di fiducia del ministro contrario alla Tav e che risponde a un capo politico da cui è arrivato l'impegno che finché lui sarà al governo la Tav non si farà mai e che a sua volta risponde a un Garante per il quale la Tav è uno schifo di imbroglio superato e da cestinare prima possibile,  quegli studiosi lì, guidati da un professore che ha in uggia le ferrovie, beh, incredibilmente, il giudizio di quel consesso è stato negativo sul completamento del progetto. I numeri seguono e dicono che insomma ci sarebbe uno squilibrio negli effetti  sull'economia (non sui conti dello stato) di circa 7 miliardi. Insomma, per dirla proprio volgarmente, girerebbero 7 miliardi in meno al netto dei vantaggi e degli svantaggi per un sistema complesso che dovrebbe rappresentare sinteticamente gli interessi dei cittadini, dello stato (ambiente e sicurezza), dell'erario (entrate fiscali), delle aziende, delle infrastrutture (Porti come quello di Genova ad esempio). Le attenzioni dei critici si accentrano subito su un bersaglio facilmente identificabile, perché negli elementi negativi, che quindi scoraggiano l'opera, gli studiosi toninelliani hanno messo la riduzione delle accise (per minori consumi di carburanti) e le minori entrate da pedaggi (per il calo dei mezzi circolanti sulle strade). I francesi guardano dall'altra parte delle Alpi e si chiedono che razza di conto imbecille sia questo, e ci aggiungono anche la mancata valutazione della riduzione di CO2. Il commissario attualmente in carica si chiede che razza di calcoli ci siano dietro a questo risultato. Le promotrici del movimento sì -Tav piemontese ricordano i 7 studi precedenti, tutti con esiti diversi da quel del team toninelliano.

 

La maggioranza insomma vede in modi opposti il futuro dell'opera, e, per quanto si sia abili politicamente, un dissidio così è insopprimible, perché il cantiere non ammette vie di mezzo e i tempi dei rinvii sono finiti a causa della pressione europea e francese.

 

Salvini infatti dice di non averlo letto.

 

Opposizione, comitati locali, imprenditori, presidenti regioni: un fronte unico e durissimo a difesa della continuazione dei lavori per la Tav.

 

  

E poi c'è il giallo, per la mancata firma di uno degli studiosi, l'unico con origini non nel mondo contrario ai treni e alla Tav in particolare, il professor Pierluigi Coppola, sfilatosi dallo studio con l'evidente intento di prendere le distanze. In parlamento l'opposizione è pronta a chiedergli di venire a riferire su questa torbida vicenda.

 

Mentre il prof. Ponti si analizza e si giudica come "beneficio".

 

Va bene, intanto ci vendevano una appiccicaticcia intesa sul Venezuela, ma si apriva un fronte micidiale con gli emendamenti al decreto da convertire in legge sul cosiddetto reddito di cittadinanza. Ce ne sono vari di fonte leghista (ma come, con tutto il tempo usato per scrivere il decreto non si era trovato modo di rappresentare prima questi argomenti?) che è totalmente distruttivo dell'intento iniziale del provvedimento. Si chiede, nell'emendamento, che il sussidio, i famosi 780 euro, vada solo a chi popssa documentare lo svolgimento in passato di 2 anni di lavoro con regolare pagamento di contributi. Non passerà, c'è da credere, ma se passasse sarebbe la fine del programma a 5 stelle, oltre a comportare l'abolizione dell'abolizione della povertà.

 

Che altro? allora per Di Maio ci sono un po' di fronti industriali aperti, come si sa. Qualcuno si sta scaldando di più. Ad esempio Termini Imerese (molta rabbia tra gli operai, convocati in fretta e furia) e Alitalia (anche in questo caso tra mancati accordi e minacce di tagli al personale il nervosismo cresce).

  

Altro? volete ancora ragionare di Abruzzo? allora stasera proponiamo come tema di chiacchiera una forzatura della matematica classica. Per osservare come per i voti di Forza Italia ogni unità valga almeno una decina se non di più. Per essere più chiari: a ogni anche piccolo incremento dell'ipotetico 8% di partenza di voto nazionale corrisponde un aumento molto più che proporzionale del peso politico. Con il 9,1% abruzzese già è vicino l'obiettivo di essere determinanti, intorno al 12% Forza Italia diventerebbe decisiva. Ma, si dice, Salvini non mollerà mai i 5 stelle. Ecco, questo è un impegno che sconsigliamo di prendere sul serio, e non solo per le tante ragioni già elencate prima.

 

Il prof. avv. all'europarlamento.

  

Sì, questa semplice newsletter da aperitivo aveva però segnalato questo tipo di rischi legali, mentre ministri e sottosegretari e commissari e presidenti festeggiavano l'avvio dell'abbattimento del ponte sul Polcevera. Attenzione, perché la corte dei conti non è il Tar, e chiedere il suo giudizio comporta conseguenze patrimoniali, forse più dolorose per chi si è assunto responsabilità.

 

Sempre occhio a cosa apparecchiano in Iran, Israele ci avverte.

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