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L'arresto di Roger Stone e la Brexit incompiuta. Di cosa parlare stasera a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

25 Gennaio 2019 alle 18:02

L'arresto di Roger Stone e la Brexit incompiuta. Di cosa parlare stasera a cena

Foto LaPresse

Parlate delle cosette italiane, dei porti chiusi ma aperti, delle scenette via Facebook, se volete. Ma prima provate con il tema mondiale del giorno, con la storia visibile sotto i nostri occhi. Perché con l'arresto di Roger Stone le autorità giudiziarie degli Stati Uniti sono vicine a fatti definitivi riguardo all'accertamento del modo in cui Donald Trump ha realizzato le sua inattesa ascesa al potere. Le cose cominciano ad andare al loro posto, chiamando in causa anche decisioni politiche.

 

I contatti ad alto livello durante le presidenziali, e in molti pensano a Steve Bannon (ora in trasferta europea da qualche mese, a soffiare su populismo e sovranismo).

  

Lo intuite, lo percepite, che tra Trump e le campagne che lo hanno portato a vincere le presidenziali e il modo in cui è montata tutta la campagna che ha portato alla brexit c'è qualche parentela, qualche somiglianza. E quell'aria familiare la sentite anche in certe ondate di comunicazione aggressiva da queste parti, quelle infornate di messaggi così casaleggiani, oppure quelle altre così salvinan-putiniane, lo vedete anche nell'odio per Macron e per l'Europa che accompagna qualche scorreggia dei gilet gialli. Ecco, qualche pezzetto, qualche anello della catena che tiene tutte queste cose insieme ogni tanto si riesce a identificare. Si parte dagli Stati Uniti, con l'arresto di Roger Stone, già stretto collaboratore di Trump e vedete questi interessanti rapporti tra l'americano e gli inglesi anti-Europa.

 

Che poi la sanzione più grave di tutta questa campagna non è tanto nell'aver cominciato a portarne allo scoperto le trame internazionali e inconfessabili, ma nella incapacità di produrre risultati reali. Guardate che tristezza la Brexit incompiuta e ormai realizzabile solo a prezzo di terribili sacrifici per i cittadini britannici. E stanno riuscendo a far arrabbiare persino la regina, facendole rompere il normale e dovuto riserbo sulle scelte politiche del Regno.

  

Allora, i porti. Che non sono chiusi lo si dice da tempo, a dispetto dei proclami governativi. E di conseguenza si regola chi sta in mare, come la Sea Watch. Mentre i due vicepremier, a distanza di minuti, fanno sapere di aver contattato il governo olandese (perché la Sea Watch ha bandiera olandese) ma non ci dicono nulla sulla risposta ricevuta, succede che le cose vadano avanti secondo la logica delle regole marinare. Quindi la nave, con anche 47 persone salvate in mare a bordo, è nella rada di Siracusa, in condizioni di maggiore sicurezza, ma si propone nuovamente lo stallo della Diciotti, perché, pur senza alcuna ragione legale, viene impedito lo sbarco delle persone. Si ripete lo stesso copione che ha portato alla richiesta di processo formulata dal tribunale dei ministri di Catania.

 

In Venezuela potrebbe venirsi a creare una situazione di confronto interno, di guerra civile. Dall'esterno non possono arrivare spallate, né sembra che altri stati siano intenzionati o interessati a darne. Gli schieramenti internazionali sono ormai chiari (con l'eccezione dell'Europa, prossima però a una posizione comune, che dovrebbe far leva sulla richiesta, un po' tardiva e inapplicabile, di nuove elezioni). Mentre aumenta la pressione popolare per il cambio di regime.

 

Perché il cosiddetto reddito di cittadinanza non è una rivoluzione ma solo una riformetta e fatta anche male. Tutti i punti deboli nella realizzazione dello schema di welfare centrato sul nuovo sussidio ben messi in ordine sul Foglio da Marco Leonardi.

 

E i costi delle pensioni salviniane, scaricate sui giovani.

 

Proteste in vista dopo lo strambo accordo sulla questione delle ricerche ed estrazioni di gas che sembrava far contenti sia i 5 stelle sia i leghisti e infatti lasciava scontenti i lavoratori e le aziende.

  

Mentre non poteva mancare l'analisi leghista di costi e benefici del collegamento Torino-Lione nel corridoio europeo dal Portogallo all'Ucraina. Invece di contestare la linea dilatoria di Toninelli e dei 5 stelle, secondo la tradizione di questo governo, gli alleati leghisti si fanno la loro autonoma politica dei trasporti (come ci sono due politiche estere e due politiche economiche...). E il risultato dell'analisi è ovviamente diverso da quello gradito ai 5 stelle.

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