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Lo show di Trump alla Nato e il taglio dei vitalizi. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere quello che succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

12 Luglio 2018 alle 17:48

Lo show di Trump alla Nato e il taglio dei vitalizi. Di cosa parlare a cena

Donald Trump (foto LaPresse)

Dal suo modesto punto di osservazione (quello preventivo sulle chiacchiere a cena) questa newsletter aveva però espresso dubbi sulla versione circolata del presunto dirottamento violento del rimorchiatore Vos Thalassa. E ci si era arrivati solo applicando un po' di logica, quanta ne basta per reggere una conversazione a tavola) e un po' di conoscenza, seppure indiretta, delle condizioni in cui si trovano i migranti dopo aver attraversato il deserto e stazionato in Libia in attesa di trovare qualche tipo imbarco. Poi è andata che le autorità giudiziarie non hanno ritenuto di procedere al processo sommario invocato non da un esagitato passante ma dal ministro dell'Interno e tutto è rientrato nella normalità di un dramma, come quello di chi fugge dall'Africa, e nella ripetitività della propaganda. Appunto in questo ambito trovano spazio le varie dichiarazioni di Matteo Salvini, impegnato fino a sbarco praticamente avvenuto a pretendere interventi della magistratura (almeno ha smesso di fare gli arresti direttamente lui) per valutare eventuali reati commessi a bordo del rimorchiatore.

 

Mentre di migranti, nel caso specifico il tema erano i cosiddetti movimenti secondari, si parlava oggi al vertice italo-austro-tedesco di Innsbruck. Ciascun ministro guardava ai suoi elettori e basta e così il risultato del vertice cambia a seconda di chi lo racconta. 

 

Poi c'è la coscienza, e qualche pensiero che magari in futuro, a tempo debito, rinfrescherà la memoria di chi prende decisioni per le quali poi muoiono persone.

 


 

Mentre Theresa May dice di voler avviare i respingimenti di europei che cercano lavoro nel Regno Unito. Ma poi riuscirà a realizzare davvero i suoi piani di Brexit dura? Comunque a cena potrete ripercorrere l'epopea dei tantissimi italiani che sono andati a Londra a fare lavoretti per imparare l'inglese. L'aneddotica è ricca, documentatevi per rinforzare le esperienze personali. Gli inglesi vogliono solo lavoratori qualificati, ma poi, leggendo bene il white paper, si scopre che in realtà il documento del governo inglese lascia spazio a quasi tutti gli sviluppi possibili. Per ora May vende all'elettorato lo stop alle entrate di lavoratori (e ci si casca come per la propaganda salviniana), ma poi potrebbe succedere tutt'altro.

   

Mentre, come si ricorda dal Foglio, le vere fonti di preoccupazione sono altre. Oggi anche la Commissione europea si unisce a quanti hanno ridotto al ribasso le stime sulla crescita economica italiana nel 2018 e nel 2019, parlando ancora di rischi di tipo politico o più precisamente di realizzazioni legislative (policy) che portano a divergere dai piani di crescita e di stabilità. E c'è anche la voce della Corte dei Conti europea giustamente critica verso Bruxelles per l'eccesso di flessibilità di bilancio concessa in passato all'italia e richiesta per il futuro.

 

Poi c'è Donald Trump, con l'avanspettacolo. Anzi, col postspettacolo, perché anche stavolta, al vertice della Nato, a incontro concluso, e pure faticosamente, eccolo a rovesciare tutto quello che aveva detto, al punto da fare circolare un'improbabile voce secondo la quale gli Stati Uniti stavano uscendo dalla Nato. Poi conferenza stampa e subito la presentazione della tesi opposta: macché uscita, aumentiamo i nostro contributo. Nella costernazione generale.

 


 

Aboliscili oggi, aboliscili domani, va a finire che 'sti vitalizi ce li leviamo di mezzo davvero, e con essi metà degli argomenti che hanno riempito le scalette dei programmi anti-politici (praticamente tutti) e le pagine dei libri su spreco, distruzione, annientamento, voragine, sciagura, collasso. Però ecco che già scrivendo ci si rende conto di essere finiti (di nuovo!) nella rete della propaganda. Abolisci oggi e abolisci domani, in realtà non abolisci un bel niente. E' la solita sparata ad assecondare la rabbia indistinta contro i politici, che produrrà la riduzione di alcuni trattamenti previdenziali per politici, il rialzo di altri, qualche legittima preoccupazione per vedove e altri eredi titolari di diritti. Che poi non doveva abolirsi Roberto Fico? Mentre a fare il fico è Luigi Di Maio che però si avventura in una specie di ciaone non beneaugurante, prontamente imitato da una specie di parodia della società civile (incredibile, ma perfino i girotondi erano meglio) brindante sotto al sole di Montecitorio. Dopo le delusioni dei sondaggi sul web in cui vinceva la casta ecco che l'organizzazione casaleggiana si è mossa ed è riuscita a portare in piazza un po' di persone, non un gran numero e con l'aria molto indottrinata, ma almeno non sono in minoranza in piazza. Ah, Salvini ci tiene a far sapere che in questa iniziativa c'è il suo sostegno, contro "vecchi e assurdi privilegi".

 


  

Nel frattempo Di Maio, oggi ingordo di annunci, se la prendeva anche col sindacato. Con un argomento non nuovissimo, ma usato in modo minaccioso. Dicendo in sostanza che verranno decise misure per consentire la valutazione del consenso e della rappresentatività dei sindacati. Allora, come al solito Di Maio parla per sentito dire (ma chi gli dice queste cose?) e non sa che nelle aziende i sindacati già vengono contati, su liste contrapposte e in regolari votazioni e che questo succede da molti anni, addirittura dai primi anni Novanta come effetto della riforma delle relazioni sindacali approvata all'epoca. Fuori dalle trattative aziendali e dalla partecipazione alla rappresentanza delle categorie, quindi nella loro vita interna, i sindacati facessero pure come vogliono e non si capisce perché Di Maio dovrebbe mettersi lui a fare censimenti. A meno che voglia mettere in discussione che le attuali sigle referenti dei grandi contratti nazionali siano effettivamente quelle "maggiormente rappresentative", come prescrive la legge. Ne conosce altri? con più seguito?

  

Capitale e nazione, scusate l'eccesso di romanità ma anche oggi c'è da raccontare, e stasera una battutina fatela, qualche stranezza dell'Atac. Non solo un nuovo flambus ma, cosa ancora più bruciante, un bando, con cui l'azienda intendeva acquistare 320 nuovi autobus, e che è andato deserto. A occhio nessuno intende avere a che fare con la municipalizzata cara a Virginia Raggi e si rinuncia a una super fornitura, a un super affare, pur di stare lontani dall'azienda comunale. L'informazione arriva direttamente dal sito Atac.

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