Cosa fare quando arriva Don Beppe al ristorante

Il clan dei Casaleggesi pretende che il ristoratore faccia sloggiare i giornalisti già attovagliati. Un modesto remake di "Squadra antimafia" con Tomas Milian

5 Novembre 2017 alle 12:16

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Ci avrei giurato che l'avevo già vista da qualche parte, una scena come quella raccontata da Mario Ajello sul Messaggero di sabato. Verso mezzanotte, dopo il comizio, il clan dei Casaleggesi entra al gran completo in un ristorante nel centro di Palermo, Gigi Mangia in via Principe di Belmonte. Hanno prenotato un tavolo per venti. La sala è vuota, se non fosse per un angolo appartato in cui siedono in attesa di cenare tre avventori della peggior specie: giornalisti, quelli che Grillo vorrebbe mangiare per poi vomitarli, ma evidentemente quella sera si sentiva vegetariano. L'oltraggio è intollerabile, è una questione d'onore. La famiglia di Don Beppe, racconta Ajello, si riunisce per decidere sul da farsi: 

 

Escono sulla strada. Confabulano. Poi Di Maio rientra e si dirige verso il padrone del ristorante, Gigi, un tipo abituatissimo da sempre a trattare con politici e con giornalisti, ma stavolta si accorge dell'atteggiamento guardingo e sospettoso dei nuovi arrivati. Capisce al volo che i grillini vogliono il locale soltanto per se stessi. E Di Maio, subito, chiarisce il concetto: "O noi o loro". Ossia: o i giornalisti smammano, anche se hanno già cominciato a mangiare il pane e a bere l'acqua minerale e stanno per ordinare tutto il resto, oppure, nonostante la tavola sia già pronta, ad andarsene saranno gli ultimi arrivati ma che si sentono i più importanti. Che fare?

 

A quanto pare i tre giornalisti hanno mangiato la foglia (almeno quella, altrimenti digiuno totale) e se ne sono andati da soli. Peccato, però - e lo dico prima di tutto come spettatore che sperava in un buon rifacimento di Squadra antimafia (1978) di Bruno Corbucci. Guardate con che piglio Enzo Cannavale, nei panni del cameriere di fiducia del mafioso italoamericano Don Girolamo Giarra, libera il tavolo per il boss e i suoi uomini. E soprattutto guardate come Tomas Milian, il maresciallo Nico Giraldi in missione segreta che si finge criminale per infiltrarsi tra i mafiosi di Little Italy, fa l'unica proposta che avrebbe dovuto fare a Don Beppe e a Don Luigino il gestore di quel ristorante palermitano: "C'è un tavolo vicino ar cesso, c'è un po' de puzza, ma se 'n ve frega gnente ve apparecchio subito". La prima come commedia, la seconda come farsa. Little, little Italy.

Guido Vitiello

Fondatore, qui sul Foglio, dell'Ordine mendicante dei Padri weimariani, che pregano per scongiurare l'apocalisse della Repubblica. Bibliopatologo per Internazionale. Accanto a questi lavori largamente immaginari, insegno cinema alla Sapienza di Roma, collaboro anche con IL e scrivo libri di vario argomento. Tutto il resto (se c'è) è su guidovitiello.com

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    06 Novembre 2017 - 14:02

    Parodianti delle camicie nere.lds

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  • guido.valota

    05 Novembre 2017 - 14:02

    È un vero peccato che il grillino medio non sia in grado di interpretare certe immagini.

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