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Il Coronavirus nel mondo del tech, da Amazon a Alibaba

Pulire il proprio smartphone, rilevazione delle infezioni tramite IA, Amazon che blocca le vendite e le capsule contro il coronavirus.

3 Marzo 2020 alle 12:16

Coronavirus e mondo tech

Coronavirus e mondo tech

Quello che sta accadendo con il dilagare del Coronavirus non ha precedenti in nessun ambiente, è quello tech si sta adeguando come può. Così accade che colossi come Amazon intervengano pesantemente nel filtrare quello che viene messo in vendita sul proprio world wide store.

Ma prima di questo, se stiamo leggendo notizie online con il nostro smartphone, è bene tenere a mente le parole del direttore della Clinica delle malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana terapia anti-infettiva (Sita) Matteo Bassetti: "Gli,  smartphone possono essere un ricettacolo di tanti microrganismi, quindi anche del coronavirus. Meglio pulirli per bene ogni giorno e anche più spesso, se si è stati in luoghi o spazi dove c'è stato un caso di coronavirus". 

Torando ad Amazon, proprio in questo ore, ha affermato di aver bloccato più di 1 milione di prodotti sanitari con prezzi esageratamente elevati o prodotti che pubblicizzavano falsamente l'efficacia contro il coronavirus.

La società ha dichiarato ufficialmente che "abbiamo sempre richiesto ai venditori di fornire informazioni accurate" sulle pagine dei prodotti e che avrebbe rimosso quelli che violano le sue politiche e che non è possibile adottare politiche sui prezzi "elevate" rispetto a quello visto in altri luoghi o vendere un articolo che "induce in errore i clienti".

Questo intervento di Amazon è arrivato dopo che Wired ha scoperto che molti venditori avevano cominciato a pubblicizzare prodotti falsi contro il coronavirus e avevano cominciato a indicare prezzi di spedizione fino a cinque volte più alti. "Siamo delusi dal fatto che i cattivi venditori stiano tentando di aumentare artificialmente i prezzi dei prodotti di prima necessità durante una crisi sanitaria globale e, in linea con la nostra politica, abbiamo bloccato o rimosso decine di migliaia di offerte".

Passando da un colosso dell'ecommerce mondiale ad un altro, troviamo che anche Alibaba è decisamente attiva nella lotta globale al Coronavirus. Infatti è proprio di queste ore l'annuncio di un procedimento tramite IA (Inteligenza Artificiale) che riduce drasticamente i tempi e la modalità di rilevazione delle possibili infezioni da Coronavirus. Il suo nuovo sistema è in grado di rilevare il coronavirus nelle scansioni TC dei petti dei pazienti con un'accuratezza del 96% rispetto ai casi di polmonite virale. E ci vogliono solo 20 secondi per determinare l'intelligenza artificiale - secondo il rapporto, gli esseri umani impiegano generalmente circa 15 minuti per diagnosticare la malattia in quanto ci possono essere fino a 300 immagini da valutare. Il sistema è stato addestrato su immagini e dati provenienti da 5.000 casi confermati di coronavirus ed è già stato testato negli ospedali di tutta la Cina. Secondo il rapporto diffuso, almeno 100 strutture sanitarie ciensi stanno attualmente impiegando l'IA di Alibaba.

Dalle applicazioni dell'intelligenza artificiale alla rimozione di annunci e prodotti falsi o mistificatori, troviamo anche però le solite soluzioni cinesi. In questo caso si tratta di un'azienda che ha inventato una "capsula" per evitare il contagio. 

Capsula contro il Coronavirus

Si tratta di una società di architettura cinese, la Penda China, che sui propri canali social ha presentato una capsula indossabile che adotta "i principi del design bionico". Affermano che l'oggetto sia stato progettato con ali isolanti, ispirate alla forma del corpo di un pipistrello e che possa proteggere chi lo indossa dal contrarre il virus. Non solo, dotata della tecnologia di riscaldamento sterilizzante, potrebbe essere in grado di uccidere il virus. Dicono.

Alessandro Giagnoli

Sposato e padre di quattro giovani promesse dell'umanità, da oltre quindici anni segue il mondo digital e ne racconta i fatti e i retroscena. Nel board di MovingUp dal 2015 e Head of Digital del Foglio dal 2020. Cura la rubrica "Dalla Flaminia a Mountain View" sul mondo digitale e non solo.

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