Gennaro Sangiuliano - foto Ansa

Domande

D'accordo l'egemonia culturale, ma chi pensa agli artisti italiani viventi?

Camillo Langone

Sangiuliano si affanna su Gramsci, Papini e Prezzolini. Nel frattempo la scena artistica muore

Mentre il ministro Sangiuliano parla di Gramsci, e consimili mummie del pensiero, chi promuove gli artisti italiani viventi? Chi esporta i nostri pittori, i nostri scultori? Lo sa il ministro della Cultura che nel mondo gli eredi di Raffaello e Michelangelo non se li fila nessuno? Io lo so, come lo sa chiunque abbia un minimo di interesse per la faccenda. Purtroppo non dispongo di ricette pronte, tranne una che ha un nome breve e bellissimo: SOLDI.

 

Oggi a dominare l’arte europea è la Germania. E cosa succede in Germania? Lassù è un pullulare di musei e gallerie, di Kunsthalle e Kunstverein che, con finanziamenti pubblici e di sponsor, continuamente organizzano signore mostre di artisti vivi e vegeti. Mica come in Italia dove si spendono quattrini solo per i defunti.

 

“A Berlino”, mi racconta Agostino Iacurci, uno dei pochi italiani conosciuti oltre Brennero, “c’è un’associazione di artisti che affitta centinaia di studi a prezzi accessibili per artisti professionisti a basso reddito”. Se vi sembra welfare spicciolo sappiate che oggi a Roma, causa affitti, vivono meno giovani pittori che a Mestre. E se a sembrarvi poca cosa è la giovane pittura sappiate che invece la giovane pittura è quasi tutto: ventenni e trentenni sono più ispirati perché sono più ispirabili, più permeabili al pathos dell’epoca, allo spirito del tempo. Se non mi credete fatevi decifrare il 2024 da Michelangelo Pistoletto, altro non meritate.

  

E allora, mentre il ministro Sangiuliano cita Prezzolini, chi promuove gli artisti italiani viventi? A parte che Prezzolini (qualcuno doveva avere il coraggio di dirlo ed eccomi) con Sangiuliano non c’entra nulla: Prezzolini andò in America per starsene lontano dal governo, Prezzolini non era laureato, non aveva nemmeno finito il liceo, dell’impettita cultura statale era agli antipodi, arrivò a scrivere: “Lo Stato mi par utile, anzi necessario, come è necessaria la latrina di casa” (“Dal mio terrazzo”, Vallecchi, 1960) e figuriamoci la stima che poteva nutrire per i ministeri e i titolari dei medesimi. Prezzolini nel 1925 se ne andò all’estero come ora vanno all’estero gli artisti italiani stufi di un mercato interno moribondo e di sedi espositive prestigiose e micragnose che per una mostra chiedono il pagamento dei trasporti, del catalogo, a volte perfino della guardania.

  

Qualcuno, per esporre, si è rovinato. Secondo il nostro Corrado Beldì, “gli italiani che ce l’hanno fatta all’estero (Rudolf Stingel, Alessandro Pessoli, Enrico David…) sono quelli che si sono trasferiti a Londra o a New York, lasciando un ambiente asfittico dove al massimo puoi sperare in un posto in Accademia. Se un artista vuole essere riconosciuto sul mercato internazionale non può restare tra le comodità di casa”. Essendo un patriota, non rassegnato al fatto che un artista italiano per avere successo debba farsi angloamericano (in tutto: residenza, lingua, stile, soggetti…), chiedo al critico Luca Beatrice se più soldi pubblici cambierebbero la situazione: “Non molto. La sopravvivenza della pittura in Italia è affidata alla lungimiranza di alcuni collezionisti privati”. Sui quali, e lo dice un collezionista privato, Paolo Zanatta, meglio però non contare troppo: “Non esistono più i grandi collezionisti né i grandi committenti. Il successo artistico del passato era legato a potenti mecenati, alle nobili famiglie fiorentine e veneziane, alla Chiesa. La debolezza della nostra attuale committenza si riverbera inesorabilmente nella nostra debolezza artistica a livello internazionale”.

 

Dunque, mentre il ministro Sangiuliano fa la lista della spesa e nella spesa ci sono altri 169 milioni per la Biennale di Venezia, chi promuove gli artisti italiani viventi? La Biennale no di sicuro, manifestazione italofoba dove se sei un artista italiano puoi attaccarti al vaporetto, se addirittura sei un pittore puoi appenderti a una bricola. A sentire l’eccellente pittore Nicola Verlato, più presente all’estero che nell’Italia matrigna, organismi come la Biennale anziché la soluzione sono il problema. Perché “fermi su vecchie idee di ostracismo antipittorico. E pensare che oggi al centro dell’arte contemporanea c’è praticamente solo la pittura figurativa”. E pensare che al ministero della Cultura parlano di Gramsci, di Papini, degli Angioini.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).