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Il miracolo di Genny

Sangiuliano esulta: “300.000 visitatori alla mia mostra!”. Ma sono i biglietti degli Uffizi

Salvatore Merlo

Il ministro della Cultura si inventa un inverificabile successo per l'esposizione inaugurata a Firenze. Il pubblico però non era lì per vedere le riviste del primo Novecento, ma Botticelli, Tiziano, Michelangelo e Raffaello

Instancabile e facondo, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, detto Genny, a giugno s’era inventato una mostra, agli Uffizi. Un’esposizione dedicata  alle riviste del primo Novecento. Poi, domenica scorsa, passato un mese, egli ha proclamato il suo successo. E senza lasciarsi impressionare troppo dalla sua stessa bravura, ha dichiarato: “La mostra da noi inaugurata lo scorso 15 giugno insieme al presidente del Senato Ignazio La Russa, supera il traguardo dei trecentomila visitatori”. Trecentomila, accidenti. Praticamente quasi quanto i visitatori dell’Ermitage a San Pietroburgo. Appena un po’ meno di quelli del Museo di storia naturale di New York. E infatti, proseguiva Sangiuliano mentre già gli saltava un bottone del gilet ormai incapace di contenere il glorioso petto: “Questo successo di pubblico in appena un mese dimostra che avevamo ragione”. Come dubitarne? “Per questo motivo”, concludeva dunque quest’uomo che la Provvidenza non ci ha inviato, ma ci invidia: “Abbiamo deciso di prorogare la mostra fino al 7 gennaio 2024”. Ora, lasciando per un attimo perdere il fatto che il simpatico ministro parla sempre di sé in terza persona come Giulio Cesare nel De bello Gallico (anche Cesare, come Sangiuliano, era d’altra parte incline all’autobiografismo: da noi inaugurata, avevamo ragione, abbiamo deciso) non possiamo non sottolineare che è tutto bellissimo, tutto legittimo, tutto fantastico, se non fosse che è anche tutto falso. Nessuno infatti ha pagato il biglietto per la mostra di Sangiuliano (mostra che d’altra parte non aveva biglietti). E quei trecentomila visitatori – un numero da fare invidia ai maggiori musei del mondo – sono in realtà i visitatori che nell’ultimo mese a Firenze hanno pagato per vedere Botticelli, Tiziano, Michelangelo e Raffaello agli Uffizi. Poi, con quel biglietto, se proprio uno voleva, diciamo se ne aveva proprio il coraggio, dopo Leonardo, Giotto e Michelangelo Merisi detto Caravaggio entrava pure a vedere la mostra di Gennaro Sangiuliano detto Genny. Per quale motivo questo ministro abbia voluto spingere la propria dissipazione al punto da inventarsi un inverificabile successo di pubblico per la sua mostra, resterà probabilmente un mistero. A noi, conoscendolo, resta il sospetto che egli più che un ministro sia un disco e un ciclostile, insomma non è mai sfiorato dal sospetto che prima di parlare (o di scrivere) sarebbe forse il caso di pensare.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.