Una mostra del 2019 al Museo Pecci di Prato (foto da Google street view)

I fumogeni del Fatto sul licenziamento in tronco

Francesco Bonami*

Lo sdegno del quotidiano per il caso della direttrice del Museo Pecci di Prato va a scapito di metodi professionali spesso assenti nella gestione della cultura del nostro paese. Il solito polverone all'italiana

Tomaso Montanari nella rubrica Pietre e Popolo su Il Fatto Quotidiano del 8 Novembre butta uno dei suo lacrimogeni culturali che come ogni lacrimogeno che si rispetti fa molto fumo e fa piangere molto, confondendo quanto basta il lettore dal farlo desistere dal capire bene. Montanari parte da una sua protesta contro il Museo Pecci di Prato, che ha licenziato in tronco la sua direttrice. Non presenterà il suo ultimo libro in segno di solidarietà con Cristiana Perella vittima del maschilismo del Cda del museo. A seguire un’attacco, fumogeno appunto, allo Stato, a Draghi al Parlamento, al ministero della Cultura, buttando in pista non bene identificate famiglie occidentali con una verve che un tempo si sarebbe definita terzo mondista, rispolverando il jolly del Gattopardo, usando parole passepartout come lavoratori, precari, schiavi, accusando d’ufficio le grandi gallerie che dominano il mercato dell’arte, rinforzando tutto con i numeri che come si sa non sono un’opinione.

 

 

150 incarichi, 24 mesi, 18 anni, 40 anni. Vengono citate le Soprintendenze e l’Archivio di Stato quanto basta e buttate li per insaporire il tutto un paio di sigle Pnrr e rdt. Non viene citato nessun decreto legge che di solito Montanari usa con precisione letale. Ma qui non servono, il lettore è già in confusione totale. Che c’entra la povera signora Perella con l’Archivio di Stato, con la nostra memoria collettiva, con le vessazioni dei lavoratori. L’autore non tira in ballo Black lives matter e la cancel culture ma è solo un caso. Forse perchè nessun migrante è stato cacciato da un museo da qualche assessore alla cultura prezzolato e in mala fede. Con la storia dell’espulsione delle donne riesce però a fare un accenno subliminare al #Metoo.

 

Il problema del prof. Montanari è che con il suo metodo lacrimogeno e fumogeno ottiene esattamente lo stesso risultato del proiettile gassoso, non fa veramente male a nessuno ma al tempo stesso non aiuta nessuno. I manifestanti dopo qualche lacrima e colpo di tosse ritornano all’attacco più incattiviti di prima. Sì, i metodi di gestione della cultura in Italia sono spesso goffi e pure cialtroneschi,  non solo da parte degli amministratori, dei Cda e dei loro presidenti ma anche da parte di chi è stato messo a gestire istituzioni e musei vari. L’allenatore Di Matteo fece vincere al Chelsea la sua prima Champions League e fu ugualmente licenziato. Per dire che a volte le atmosfere si guastano a prescindere dai risultati. Ad un certo livello l’unico modo professionale e serio per difendere i risultati a dispetto delle atmosfere è usando le regole e i contratti non incatenandosi ad una porta o facendo firmare lettere a sostegno o contro, o magari cancellando la presentazione di un libro. C’è stata una lettera del mondo dell’arte a favore della signora Perella che io non ho firmato non per mancanza di stima ma per mancanza di rispetto davanti a queste iniziative personali e personalizzate che vanno solo a scapito di metodi professionali spesso assenti nella gestione della cultura del nostro paese.

  

Se Montanari leggendo quanto sopra proverà ad insinuare che il tutto è stato scritto perchè il nome del sottoscritto è uscito come possibile sostituto della direttrice del museo di Prato, vorrei suggerirgli di non perdere altro tempo essendo io troppo vecchio per assumermi quell’incarico, sarebbe come smettere di giocare a tennis per iniziare a giocare a golf. Sono anch’io un vecchio Gattopardo ma preferisco rimanere a fare le fusa al calduccio che provare a ruggire sfiocatamente all’addiaccio.

  

*Francesco Bonami è critico d'arte e curatore d'arte contemporanea. Attualmente è direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino) e di Pitti Immagine Discovery (Firenze)

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