Come ridare linfa al mondo dello spettacolo e della cultura, che sono ancora fermi

Mariarosaria Marchesano

Intesa Sanpaolo sigla un accordo con Federculture, Agis, Forum del Terzo Settore e Alleanza delle cooperative. Nasce una nuova economia della cultura, in sinergia tra chi la finanzia e chi la produce

    Milano. La protesta degli artisti vestiti di nero, con le mascherine e distanziati davanti al Duomo di Milano è una delle immagini che meglio rappresentano l’impatto di quest’emergenza Covid sul mondo dello spettacolo e della cultura. Ma Diodato, Levante e Manuel Agnelli sono solo alcuni tra i volti più famosi di un settore in cui, dietro le quinte, lavorano decine di migliaia di addetti tra musica, teatri, arte, festival e rassegne e che è praticamente fermo. Gli aiuti pubblici, dopo le proteste, dovrebbero essere in dirittura d’arrivo con un fondo ad hoc stanziato dal governo nel decreto “Rilancio”, ma un conto è sopravvivere al Covid e un altro è sviluppare iniziative e progetti con una prospettiva di sostenibilità economica e che durino nel tempo. “Abbiamo deciso di replicare nel mondo della cultura l’esperienza già attuata nel settore dello sport finanziando soggetti che sulla carta non hanno il merito di credito previsto, ma sono quelli che hanno le idee e il bagaglio di conoscenze professionali necessari per la ripartenza. Le nuove attività devono tenere conto delle necessità di distanziamento sociale ma devono guardare oltre l’emergenza per essere più sostenibili che in passato”, dice al Foglio Marco Morganti, responsabile di Intesa Sanpaolo Prossima, la struttura della banca dedicata all’economia del “bene comune”.

     

    Così l’accordo sottoscritto con Federculture, Agis, Forum del Terzo Settore e Alleanza delle cooperative vuole essere di stimolo alla nascita di una nuova economia della cultura grazie allo scambio di esperienze tra chi finanzia e chi produce cultura e spettacolo. Per questo è stato stanziato un fondo da 25 milioni di euro che si aggiunge ai 250 milioni di credito impiegati dalla banca nell’ambito culturale, dove Prossima opera con 450 addetti distribuiti sul territorio nazionale. “Spesso si confonde il terzo settore con il volontariato e la beneficenza ma questo è, invece, un ecosistema vivacissimo, radicato sui territori e resiliente in cui l’Italia è prima nel mondo – prosegue Morganti – Quello di cui si avverte il bisogno è ridurre la distanza tra la dimensione artistica e quella economica, cosa che cercheremo di fare con questo progetto. Di recente, tanto per fare un esempio, ho avuto modo di apprezzare un’idea molto semplice ma efficace per fare spettacoli dal vivo in piazza con furgoni-palcoscenico dotati di tutte le caratteristiche per il rispetto di misure di sicurezza. Con iniziative di questo tipo si può aiutare la ripartenza. Ma penso anche al turismo, dove troviamo un mondo come quello delle pro-loco che sono ricche di esperienze e di relazioni con i territori: con loro si potrebbero far nascere iniziative interessanti e allo stesso tempo economicamente sostenibili, basate su un enorme patrimonio di contenuti. E poi ci sono le tante realtà più piccole periferiche e giovanili con particolari difficoltà di accesso di al credito che potrebbero essere incentivate a svilupparsi”.

     

    Insomma, lo spirito con cui Intesa Sanpaolo Prossima, che nel terzo settore impiega complessivamente 4,5 miliardi di euro, affronta questa sfida è quello di una banca che continua a fare il suo mestiere ma che si propone come uno strumento utile per innovare i modelli produttivi dell’offerta culturale, rafforzandoli e rendendoli più sostenibili, un salto necessario come ha ammesso anche il presidente di Federculture, Andrea Cancellato, che sarà presente al tavolo di lavoro insieme con Francesco Maria Perrotta, delegato dell’Agis, Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore e Irene Bongiovanni di Alleanza delle cooperative. Questo tipo di impegno di Intesa Sanpaolo dice qualcosa anche a proposito della sua vocazione più generale e dell’operazione di questi giorni con l’offerta su Ubi Banca. Una delle informazioni che emerge dal prospetto informativo è che nel caso andasse a buon fine, è previsto che nasca una Impact Bank Leader con unità basate a Brescia, Bergamo e Cuneo, i territori su cui Ubi è più radicata.