cerca

Evviva Leonardò, che fa soffrire gli italiani rosicò

A Parigi ha finalmente inaugurato la mostra dell’anno, o meglio del cinquecentenario

Maurizio Crippa

Email:

crippa@ilfoglio.it

26 Ottobre 2019 alle 06:00

Evviva Leonardò, che fa soffrire gli italiani rosicò

E finalmente ha inaugurato, giovedì a Parigi, la mostra dell’anno, o meglio del cinquecentenario. La mostra che rende il meritato onore al Genio italo-francese, Leonardò. Cento e più opere, tra cui nella sezione dei disegni fa da star l’Uomo Vitruviano, in ottima salute e felice di essere sfuggito dalle grinfie di Italia Nostra, e giù nella Hall Napoléon più della metà dei dipinti, un gran colpo d’occhio senza nemmeno dover scomodare Monna Lisa. Beato chi ci andrà, e si dovrebbe essere tutti contenti della riuscitissima celebrazione. Pure i toscanacci di Vinci.

  

Soltanto che in Italia, pure di fronte al genio, sappiamo solo rosicare. Ci sono quelli che starnazzano perché il titolo è esclusivamente in francese, Léonard da Vinci (e scrivono mettendo l’accento, indignati, su Vincì). Ci sono quelli che gongolano perché il Salvator mundi è sparito nelle sabbie di Dubai (che sia anche meglio così, perché probabilmente è falso, è pensiero che manco li sfiora) e hanno ripiegato su una vecchia crosta, proprio finta. Quelli che dicono che la mostra è male allestita e che il curatore Vincent Delieuvin è poco meno che uno scarparo (volevano il direttore italiano?). Ma intanto la gran mostra è lì, non ci voleva tanto a fare un successo planetario, basta attaccare i quadri al muro e lo spettacolo è fatto. Ma il vero spettacolo, visto da qui, è vedere tutti questi les italiens trasformati in rosicò. Evviva Leonardò.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • leless1960

    28 Ottobre 2019 - 15:00

    E' bene che le Opere girino, per diversi motivi, ma anche perchè così ci viene data occasione di ri-notare quando siano ridicoli i francesi con il loro voler nazionalizzare i nomi.

    Report

    Rispondi

Servizi