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Violenza della memoria

Da apologo sulla nostalgia a liberazione dal passato. Il nuovo libro di Edoardo Nesi

20 Ottobre 2019 alle 06:08

Violenza della memoria

La copertina di "La mia ombra è tua"

A Edoardo Nesi, scrittore pratese, piacciono un sacco le mitologie. Tutta la sua opera è un enorme scavo nel mito, perduto o fottuto o riscoperto. Dall’Età dell’oro a Storia della mia gente, con cui ha vinto il premio Strega nel 2011. Da pochi giorni è tornato in libreria con una nuova fatica, La mia ombra è tua, pubblicato dalla Nave di Teseo (Fandango ha già acquistato i diritti per farne un film), libro che nelle intenzioni dell’autore doveva essere, in una prima fase, un apologo sulla nostalgia. Inevitabile per uno scrittore come Nesi, che ha scaricato sempre con grande forza nelle sue opere il potere salvifico del ricordo, a tratti doloroso, verso passati gloriosi ormai scomparsi ma anche per epoche sconosciute ai protagonisti, che si lamentano per non averle vissute per tempo (vuoi perché troppo giovani o perché ancora non nati).

 

Nella costruzione delle mitologie di Nesi il punto di forza sono i personaggi, come il Vezzosi protagonista insieme al giovane De Vito di questo romanzo on the road fra la provincia toscana e la Milano dove l’evento finale si compie: il ritorno sulle scene pubbliche di uno scrittore di clamoroso e arcaico successo (un solo libro da milioni di copie pubblicato venticinque anni prima) che come il William Forrester del film di Gus Van Sant vive isolato, fuori dalla realtà e dal mondo. Isolato ma, si scoprirà, non solo. Leggendo il libro di Nesi, si ride di gusto. Si ride per i dialoghi, per le situazioni incresciose in cui i protagonisti si buttano durante il viaggio in auto fra la Toscana e Milano, dove il Vezzosi è atteso come una rockstar. Per tornare nella dimensione intramondana e realizzare ciò che gli è proprio – un vecchio sogno svanito in gioventù, e di mezzo come spesso accade c’è una donna o più di una, figlia compresa – Vezzosi avrà bisogno proprio del giovane De Vito, uno che a vederlo e a sentirlo ragionare ha bisogno di una guida, salvo poi scoprirsi, paradossalmente, lui la guida del Vezzosi. Senza di lui, infatti, lo scrittore non avrebbe mai superato le sue ansie e le sue angosce che gl’impediscono, per esempio, di salire su un aereo.

 

Doveva essere, si diceva, soprattutto un apologo sulla nostalgia. Ma a un certo punto, nel libro si capisce, Nesi deve aver avuto un ripensamento. “Forse”, deve aver pensato, “posso andare anche oltre”. Quel passato che lui ha sempre narrato, a partire dalla crisi del tessile a Prato, una autentica epifania della globalizzazione precipitata nella città toscana, andava semplicemente superato. Basta con il passato, la nostalgia, basta con quel dolente senso di colpa per epoche d’oro trascorse seminando tristezza, morti e feriti.

 

Basta anche con la violenza della memoria, che sempre s’affaccia senza regalare più niente di reale in cambio, accarezzando la barba di ex giovani che si trovano perduti tra i ricordi degli imperi che furono. Il Vezzosi è stato grande (anche un grande stronzo, si può dire) ma capisce anche lui che è tempo di andare. Per questo accetta di tornare in società giusto il tempo di capire, con una botta di autocoscienza acuta, che è finita la sua epoca e che altri devono prendere il suo posto. Per questo alla fine del libro si ha la consapevolezza che anche per Nesi si è chiusa una stagione, quella del fardello che tutti noi ci portiamo dentro per come lo canta Guccini in “Incontro”: “Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,  ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via. E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia…”. E con quella nostalgia solo una cosa si può fare: o gettarla nelle braci facendola bruciare per sempre oppure realizzarla.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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